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Spagna, e con molte navi, fino al numero di cento legni, salpava, e rimetteasi nelle acque dello Jonio a tenerne lontano i Barbareschi, ed a pizzicare la coda degli Ottomani nella ritirata. Durante questa ultima parte della campagna non occorse fatto di rilievo. Barbarossa fuggiva di lungo, e i nostri appresso senza potergli altro dare se non fretta maggiore, nè togliergli che pochi bastimenti da carico da lui licenziati per Barberia; facendovi però molti prigionieri, de quali la squadra romana ebbe la parte che le veniva". Finalmente il Doria, avendo saputo del passaggio che far doveva il signor di Rincon, nuovo ambasciatore di Francia (per la morte del La Foresta avvenuta alla Vallona nel mese di luglio), virò di bordo, volendo andare ad incontrarlo sull'altura di capo Passero; e per manco disagio, menarlo a riposo nel castello di Mattagrifone in Messina. Ma in questa caccia nè Romani nè Maltesi il seguirono, avendo gli uni e gli altri espresso comandamento di non mescolarsi nelle contese private dei principi cristiani, sotto qualunque colore. Per ciò lo Strozzi fece vela verso Malta, e l'Orsino verso Civitavecchia, ambedue risoluti di svernare. E il principe Doria dopo alquanti giorni, avendo inutilmente cercato pei mari l'ambasciatore di Francia, seguì l'esempio altrui, volgendosi al riposo di Genova, come disse qui in Civitavecchia in casa dell'Orsino, cui volle personalmente riverire e ringraziare ". I grandiosi fatti del trentasette da una parte, e dall'altra le mene dei turchi e dei pirati, le minacce contro l'Italia, l'invasione della Puglia, la guerra ai

o Bosio cit., 172, B: « Doria prese una germa di Turchi e buon numero di schiavi.... de quali partecipò la porzione. »

o PETRUs PAULUs GUALTERIUs, Aretinus praefect. Coerem. in Diariis cit., sub die 28 septembris 1537.

Veneziani, l'assedio di Corfù, e tutti i patimenti del cristianesimo”, aprirono a papa Paolo la strada per condurre a termine la tanto sospirata alleanza dei principi cristiani contro il nemico comune, secondo l'esempio dei tempi anteriori, ed a modello dei seguenti. La trattazione più larga della lega conclusa nel trentotto tra Paolo III, Carlo V e i Veneziani; e gli infelici successi non meno importanti che negletti della medesima, mi costringono (insieme col Tipografo) a dividere in due parti il libro sesto. Grandi cose abbiamo veduto nella prima parte, e maggiori ne vedremo nella seconda. Ma tristo paragone tra i fatti precedenti di fede manifesta, ed i successivi di coperta gelosia; come meglio che altrove apparirà qui nel volume secondo.

o JoANNEs CRIsPUs, AEgaei maris dux, Ad Christianos Principes, ea Naaco cal. decemb. MDxxxvii, ap. CLAUsERUM de reb. Turc., in-fol. Basilea, 1556, p. 590, 594: « Eartimulat infinitus numerus Chrislianorum captivorum compedibus ferreis cathenisque vinctus qui mahometano Tyramno durissime ac dolentissime servit. »

FINE DEL VOLUME PRIMO.

INDICE DEL VOLUME PRIM0.

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PROEMIo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . e e e s e e Pag.

LIBRo PRIMo. – Capitano Lodovico del Mosca, cavaliere ro-

LIBRO TERzo. – Capitano Paolo Vettori, marchese della Gor-
gona (1513-1526)....................................

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