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ciali; surti tra le brutture della plebe, qualcuno rinnegato, altri fellone, e tutti schiume di ribaldi, che nel secolo decimosesto avranno a essere sovrani di Algeri, di Tunisi, di Tripoli, di Tagiora, di Alessandria, e delle isole maggiori dallo Jonio alle Gerbe; ed oltracciò tutti ammiragli o comandanti di squadra nell'armata dell'imperio ottomano. Pensate che contro a costoro, sovente nelle piccole avvisaglie e talora nei grandi fatti d'arme, coi nostri capitani ed alleati avremo a sostenere durissima lotta per salvare la civiltà cristiana dalla barbarie moslemica, e così farete ragione al titolo e all'argomento del presente volume. La fortuna nei sessant'anni non ci fu sempre propizia. Sei volte noi affrontammo le maggiori forze dei nemici; e con tre splendide vittorie ottenute presso alle muraglie di Corone, di Tunisi, e di Afrodisio, toccammo tre grossi rovesci nelle acque della Prèvesa, di Algeri, e delle Gerbe; e saremmo rimasti lì colla peggio, se non fosse venuta dappoi la settima giornata di Lepanto a rilevarci. Dirò dei grandi e dei piccoli successi, tirando fuori anzi tutto i particolari meno conosciuti dei capitani di Roma, col nome dei quali divido in otto libri la mia storia. Ma non intendo tanto strettamente tenermi contro i pirati, che non abbia a riferire qua e là gli altri fatti attenenti alle nostre marine, e allo svolgimento dell'arte nautica e militare, e similmente ai viaggi lontani ed alle guerre vicine, sieno desse state gloriose o no. Pesami l'incontro di nojose brighe, proprio nei primi decennali del mio racconto: nè ciò tolgasi a mal grado il lettore, chè io non potevo cominciare dove mi tornasse meglio, ma donde ho lasciato nei miei libri del Medio èvo; e non posso ora narrare a libito, ma devo mettere in ordine gli avvenimenti come seguono, secondo il tempo. Andiamo innanzi con franchezza, chè ogni cosa provvedutamente verrà al suo punto; e l'argomento principale, a grado a grado rilevandosi, campeggerà tra gli accessori, che non si potevano omettere senza sconcio. Basta di ciò: e per menomare il fastidio di chi legge e di chi scrive valga la varietà intorno all'unico subbietto, e lo stile rispondente alla materia. Andremo talora a basse vele sul margine del lido, e ci gitterem talvolta in alto mare sulla cresta dei marosi, come ci menerà la fortuna, seguendo sempre per filo il nostro cammino.

[1500.]

II. – Eccoci all'anno secolare del giubileo, quando gli spirituali propositi, e i religiosi pensamenti, e le visite ai santuari di Roma, rinfocolavano in ogni parte del mondo cristiano gli antichi disegni delle crociate, a propria difesa contro le perpetue infestazioni dei Musulmani. I naviganti, i pellegrini, e chiunque andava e veniva da lontane parti per le vie del mare, più frequentate allora delle vie di terra, diceva lo sgomento e le molestie patite dai pirati; e tutti speravano nell'alleanza proposta ai principi cristiani da papa Alessandro.

Le speranze parevano toccare alla certezza, niuno potendosi persuadere che non si dovesse venire ai ferri per una impresa tanto necessaria, e da tutti desiderata, alla quale dicevano volersi mettere col massimo delle forze i sovrani di Francia e di Spagna; oltre agli Ungheri ed ai Polacchi, che già con grand'animo combattevano contro le orde di Bajazet, ed oltre ai Veneziani che nei mari di Levante più che mai valorosamente difendevano dal medesimo tiranno i loro possedimenti. Le cose erano tanto innanzi nei congressi di Roma, che papa Alessandro spediva il diploma di capitano generale del i'armata cristiana al grammaestro di Rodi e cardinale

di sant'Adriano, Pietro d'Aubusson, uomo di gran valore e di sommo accorgimento”: ed il futuro maestro delle cerimonie papali componeva la formola delle orazioni da recitare nella distribuzione delle Croci, e nella benedizione del comune stendardo della lega”. I trattati della spedizione generale contro i Turchi correvano per le corti lontane e pei tempi futuri sopra quei fondamenti che in breve vedremo ; e insieme insieme crescevano le provvisioni vicine per assicurare le spiagge e per reprimere le minute infestazioni dei pirati. La squadra della guardia, ordinata fin dall'anno precedente con quei capitoli che altrove ho pubblicati, pel concorso grandissimo dei pellegrini in quest'anno, aveva ricevuto rilevante incremento: quanto al numero era salita dai tre ai dodici legni; ciò è dire tre galèe, tre brigantini, tre fuste, due galeoni, e una baleniera , la cui comparsa vedremo tra poco nelle acque dell' Elba; e quanto alle persone, era venuto al supremo comando, come uomo di maggior fiducia, il capitano Lodovico del Mosca, cavaliere romano, di antica e nobile famiglia, ora estinta : giovane di alti spiriti e di molta perizia nelle cose del mare, cui nulla sarebbe mancato per farci rivedere in tutta la chiarezza il pristino vigore del sangue romano, se avesse potuto vivere più

* ALEXANDER PAPA VI, De expeditione contra Turcas, anno MD. Mss. Casanat., D, IV, 22, p. 227. RAYNALDUs, Ann. Eccl., 1501, n. 2: « Magna classis parabatur a Pontifice, Francorum Hispanorumque regibus, Venetis et Rhodiis, summo imperatore Petro Aubussonio, Apostolicae sedis Legato. » * PARIs De GRAssis, Diaria caremonialia. Mss. Casanat., XX, III, 5. RAVNALDUs, Ann. Eccl., 1500, n. 10, * ScipioNE AMMIRATo, Storie fiorentine, in-fol. 1641, vol. II, p. 266: « Il Papa.... con tre galèe, tre fuste, tre brigantini, due galeoni e una baloniera. »

lungamente in tempi migliori”. Il Mosca col suo collega Lorenzo Mutino si tenne tutto l'anno in crociera dall'Argentaro al Circèo, e per le isole vicine di Toscana e di Napoli, ad assicurare i passi dei naviganti verso Roma, quanto durò sulla spiaggia romana il movimento dei pellegrini. Niun disastro nell'annata: anzi tutela dei viaggiatori, e abbondanza delle cose necessarie alla vita nei porti dello Stato e negli alberghi di Roma. Il nome del Mosca era temuto dai barbari; e la virtù del Mutino onorata dai Romani, che vollero ascriverlo alla nobiltà, e pareggiarlo al collega". Oltracciò il capitano del Mosca davasi gran faccenda negli apprestamenti della spedizione generale; e metteva in costruzione sul cantiere di Civitavecchia sei galèe, come principio di quelle venti che papa Alessandro aveva promesso mandare di sua parte nella guerra di Oriente. Ecco in prova un documento inedito e breve”:

o TeoDoRo AMAYDEN, o AMIDENo, Le famiglie romane nobili. Mss. autografo alla Bibl. Casanatense, segnato E, III, 11, n. 175. PIER LUIGI GALLETTI, Inscriptiones romana infimi avi Roma extantes, in-4, 1760, II. class. X, n. 10. o UBERTUs FoLIETTA, Clarorum Ligurum elogia, in-fol. Roma, 1577, et ap. BURMAN in Thesaur., I, parte I, p. 815: Leonis ep. - « Amborum virtute olim tua littora, Tybris, Intacta a Mauris tuta fuere diu. Quin Mauros Turcasque trahis per flumina victor, Dum properant fortes in fera bella duces. Nunc Mutinorum servas tu grata nepotes, Roma memor: decorant hi nova sapcla viri. » " ALEXANDRI PP. VI, Instrumentorum Camera, lib. XV, p. 5. – BiBL. VATICANA, cod. 8046. – SCHEDE BoRGIANE nel Museo di Propaganda in Roma: « Die XIjanuarii, MDI. Cum sit quod SSmus. D. N. mandaverit solvi Domino Ludovico Mosca, et Mutino de Monilla praefectis custodia splagia romanae, seu maris romani, ducatos mille auri in auro de Camera pro incipienda fabricatione certarum triremium pro classe S. R. E. contra Turcas, prout per mandatum S. D. N. registratum in Camera Apostolica, libri Diversorum,

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« Addì undici di gennajo mille cinquecento e uno. Avendo il Santissimo padre e signor nostro comandato che si paghino mille ducati d'oro in oro di Camera al signor Lodovico del Mosca ed a Mutino di Moneglia, prefetti della guardia sulla spiaggia o marina romana, per metter mano alla costruzione di alcune galèe da essere unite insieme coll' armata della santa romana Chiesa contro i Turchi, come si ritrae dalla cedola di nostro Signore, registrata nella cancelleria della Camera apostolica al libro intitolato Diversorum, foglio cennovantasei; così i predetti Lodovico e Mutino personalmente costituiti innanzi alla Camera apostolica, spontaneamente ec., hanno promesso a nostro Signore, e alla detta Camera, ed a me Notajo ec., di spendere i medesimi ducati mille bene e diligentemente nell' opera delle galèe, e di darne buona ragione al bisogno ogni volta che ne siano richiesti; ed hanno giurato secondo la formola camerale, sotto le pene consuete, di eseguire ciò che nella predetta cedola si contiene ec. Presenti nella detta Camera Pietro Chioma, e Bernardo foriere di palazzo, insieme ai Cursori per testimoni. Genesio di Fuligno. »

III. – E per non tornare a salti sopra questa materia delle costruzioni e degli armamenti, qui adesso dirò

fol. 196; iccirco praesati Ludovicus et Mutinus personaliter constituti etc. in C. A. praesentes, sponte etc. promiserunt praefato S. D. N. et dictae Camera, ac mihi Notario etc. dictos ducalos mille ea ponere in dictam operam bene et diligenter, ac de illis totiens quoliens opus fuerit et requirentur, bonum et fidele computum reddere, et alia facere quae in dicto mandato continentur, sub poenis et in forma Camera juraverunt etc. rogantes etc. Praesentibus in dicta Camera Petro Coma et Bernardo.... S. D. N. Forerio et Cursoribus testibus. Gen. Fulginas. »

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