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[15 gennaio 1509.]

IV. – Giulio tornato in Roma sul bucintoro per la via del mare e del fiume; aspettandosi di lunghe e fortunose guerre, anche nell'Adriatico, considerate le brighe dei Veneziani; e volendo tenersi pronto alla spedizione contro i Turchi, di che esso pure ed ogni altro sentiva la necessità; indusse gli Anconitani a costruire sei galèe, promettendo di mettere per capitani sopra tre delle medesime gli ambasciatori della città che allora stavano in corte, cioè Gabrio Bonarelli, Galeazzo Fanelli, e Melchiorre Acquieri. Il Breve di papa Giulio, che per essere inedito volgarizzo col testo latino a fronte, diceva così: o « Ai figli diletti, Anziani e Consiglieri, della nostra città d'Ancona, Giulio papa II. – Diletti figliuoli salute ecc. Dappoichè ci è stato concesso dalla divina bontà quello che noi sempre abbiamo desiderato e ricerco; ed oramai i principi cristiani, tolto via ogni fomite di contenzione, sono venuti tra loro a concordia, tanto che finalmente possiamo sperare di poterci volgere più che mai forti e con possente armata contro la perfidia dei Turchi e degli altri nemici del nome cristiano; volendo noi andare innanzi a ogni altro coll'opera e coll'esempio, quando si tratta di spedizione pietosa altrettanto che necessaria, abbiamo deliberato di apparecchiare poderosa armata navale. Sapendo per tanto che in cotesta città nostra di Ancona, specialmente diletta, si possono costruire eccellenti galèe, vogliamo che intanto ne siano cominciate sei sotto la vostra direzione. Il governo delle tre prime galèe abbiamo già assegnato di nostra spontanea volontà ai diletti figliuoli, oratori vostri appo noi, Gabriele de Bonarelli cavaliere, Galeazzo de' Fanelli, e Melchior Acquieri, uomini prodi e che ci sembrano attissimi a tale ufficio. Vi esortiamo dunque con paterno affetto a mettere tutta la vostra cura e diligenza nella predetta costruzione, e noi penseremo alle spese. Perchè intanto l' opera proceda spedita e voi abbiate il danaro occorrente al taglio dei legnami, vogliamo e comandiamo al diletto figlio Niccolò Calcagni, tesoriero in cotesta provincia nostra della Marca, che di presente vi conti cinquecento ducati d'oro. Di più espressamente comandando, ordiniamo ai diletti figli, uomini e popoli delle nostre terre di Montesanto, di Santelpidio, di Civitanova, e di Castelfidardo, che a voi ed ai vostri ministri benignamente permettano tagliare e trasportare pei loro territori e distretti il legname necessario alla costruzione delle nominate galèe; messa onninamente da parte ogni scusa e contradizione. » » Dato a Roma addi quindici di gennajo 1509, del nostro pontificato anno sesto. – Sigismondo » ". Gli Anconitani pigliarono a volo la bella occasione che loro s offriva: ed istruiti altresì dalle lettere priVate degli ambasciatori capirono il gran conto dell'ar. mamento e della fabbrica, secondo l'interesse della città, del porto, del commercio e della navigazione, come tra poco vedremo. Nell'anno medesimo le sei galèe erano fatte, varate, e in punto di ogni cosa, tranne il corredo mobile; di che non avevano ricevuto nè istruzione nè danaro". Perciò l'istesso Giulio alla fine dell'anno, di nuovo encomiando la diligenza degli Anconitani, ordi

contenant un recueil des traités d'alliance, de paix, de trève, de neutralité, de commerce, etc. in-fol. Amsterdam, IV, I, 113. – La Lega fu sottoscritta in Cambray tra Cesare, Spagna e Francia a 10 dicembre 1508. o JULIvs PP. II, classem adversus Turcas paraturus, Anconitanis mandat ut sumptibus Sedis Apostolicae sex triremes construant. ARCH. MUN. ANCON. – CoD. VATICANo, n. 8046. – SCHEDE BoRGIANE in Propaganda. – SARACINI, Storie di Ancona, lo accenna senza pubblicarlo, 301. « Dilectis filiis antianis et consiliariis civitatis nostra Ancona. Julius II, Dilecti filii salutem, etc. Quando id quod semper optavimus et quaesivimus Dei benignitate est factum ut Reges et Principes christiani, sublato omnis discordiae fomite, in mutuam pacem concordiamaue convenirent, spesque major quan antheac unquam affula erit valida ea peditione contra perfidos Turchos et alios christiani nominis hostes arma sumendi, nosque ad tam sanctum et necessarium opus, opere et eacemplo reliquos anteire velimus, et propterea statuerimus validam classem parare, sciamusque civitalem nostram istam peculiarem et dilectissimam opportunissimam esse triremibus fabricandis; idcirco sea triremes apud vos fieri volumus, quarum curam vos suscipere debeatis. Et trium ea sea triremium hujusmodi gubernationem et patronatum dilectis filiis Gabrieli de Bonarellis equiti, et Galeatio de Fanellis, el Melchiori Aquerio, oratoribus apud nos vestris, nam ii nobis peridonei visi sunt, motu proprio demandavimus. Hortamur igitur vos charitate paterna ut fabricandis hujusmodi triremibus eacactissimam curam et diligentiam adhibeatis. Nos enim pro fabrica dictarum triremium vobis satisfieri curabimus; et insuper ut triremes ipsae celeriter confici possint, pro incisione lignorum pro dicta fabrica facienda per dilectum filium Nicolaum Calcaneum istius provinciae nostra thesaurarium summam quingentorum ducatorum auri ad praesens vobis persolvendam volumus et mandamus. Dilectisque filiis, comunitatibus et hominibus Montis sancti, Sancti Elpidii, Civitenovae, et castri Ficardi, terrarum nostrarum, ea presse praecipiendo mandamus quatenus vobis et commissariis vestris in earum territoriis et districtu ligna, qua fabricandis hujusmodi triremibus necessaria fuerint, cedere et inde asportare benigne permittant, omni eaccusatione et contradictione cessante. »

« Datum Romae apud S. Petrum sub anulo Piscatoris, die XV Januarii, MDIX. Pont. Nost. Ann. VI. Sigismondus. »

" Questi è il celebre Sigismondo de' Conti da Foligno, segretario di Giulio II, ritratto da Raffaello nel notissimo dipinto della Madonna di detta città, e autore dei Commentari storici del suo tempo, come ho notato nella mia Storia del Medio èvo, II, 426.

” ARCHIVIO DI STATO IN FIRENZE cit., Medio èvo, I, 403: « Fabbricasi la galea, se vi si attende con diligenza.... in giorni ses. santa, havendo però tutto il legname pronto.... benchè dichino che il principe Doria ne fece fare una in ventisette giorni. »

nava il fornimento degli attrezzi e del corredo; e spediva danaro, come dalla lettera seguente, che per la sua importanza nell' istesso modo qui pubblico'*: « Ai figli diletti, eccetera. Pei discorsi del diletto figliuolo Galeazzo Fanelli, concittadino ed oratore vostro (più volte e sempre volentieri da noi veduto ed udito), e insieme per le relazioni del venerabile fratello Antonio arcivescovo Sipontino, generale uditore della Camera, testè tornato d'Ancona, abbiamo inteso il procedere delle fortificazioni di cotesta città nostra, e delle galèe da voi per ordine nostro costruite. Gratissime le notizie dell' uno e dell'altro: e noi approwiamo pienamente e lodiamo la vostra diligenza e sollecitudine. Ma perchè poco sarebbe l' avere ben cominciato opere degne, se non si facesse di condurle poscia a perfezione con pari diligenza e premura, noi confidando sempre nella vostra prontezza e sollecitudine vi commettiamo di provvedere al fornimento delle dette galèe con tutti quegli attrezzi e corredi che fanno al navigare; cioè vele, remi, incore, antenne, alberi, ed armamenti; e tutto col minor dispendio e la maggiore celerità possibile; perchè, come il bisogno ne venga, noi ce ne possiamo immediatamente servire. Sarà nostro pensiero somministrarvi il danaro: e intanto, perchè possiate meglio eseguire le nostre commissioni, abbiamo già scritto al diletto figlio Tesoriero di cotesta nostra provincia che vi paghi a vista mille ducati d'oro della nostra Camera a conto delle spese; e appresso liberalmente vi manderemo quel che sarà necessario. » Dato a Roma, presso san Pietro sotto l'anello del Pescatore, addi quattro dicembre 1509, del nostro pontificato anno settimo. – Sigismondo. »

* ARchivio ut sup.: « Dilectis filiis etc. Intelleacimus nom solum a dilecto filio Galeatio Fanello, concive et oratore vestro, quem pluries et vidimus et audivimus libenter, sed etiam a ven. fratre Antonio archiepo Sipontino, Camerœ Aplcae generali auditore, qui proacimis diebus isthic fuit, quo in statu esset fabrica tam murorum istius nostræ civitatis, quam triremium quæ apud vos jussu nostro construuntur: fuerunt nobis gratissima omnia quæ illi retulerunt, et vestram in omnibus diligentiam et studium probamus atque laudamus. Verum quia parum esset rem aliquam strenue cæpisse, nisi illa pari diligentia perficeretur et perduceretur ad optatum eacitum, de eadem diligentia et sedulitate vestra comfisi committimus vobis ut dictas triremes de oportunis omnibus remis, ancoris, velis, antennis, arboribus, armamentis, et aliis rebus necessariis ad navigandum ea qua fieri poterit majori celeritale, et quo minori potest sumptu provideatis; ita ut cum necesse fuerit nihil obstet quo minus illis uti possimus. Nos providebimus de pecuniis ad id necessariis; et interim ut ea comodius eacequi possitis scripsimus dilecto filio istius provinciæ nostræ Thesaurario ut solvat statim vobis ducalorum auri de Camera mille pro parte sumptus dictarum triremium, successiveque benigne præbebimus reliqua mecessaria, » « Datum Romæ apud S. Petrum, sub anulo Piscatoris die 1^ decembris, MDIX. Pont. Nri. Anno VII. Sigismundus. »

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V. – Mentre questi armamenti si facevano con gran pressa in Ancona, altrettanto rapide correvano le spedizioni da Roma e da Civitavecchia, come portava l'accesso di Giulio alla lega di Cambrè; e l'impetuosa indole di lui, che avrebbe voluto ogni cosa pensata e fatta a un tempo solo. Tutto verso Romagna e verso Lombardia, dove squillavano già da più parti le trombe contro Venezia. Massimiliano imperatore voleva togliersi dal viso la vergogna della cacciata poc'anzi sofferta, e contava unire all'imperio il Friuli, Verona, Treviso, Vicenza, e Padova: Lodovico di Francia consentiva con lui per annettere al Milanese Crema, Cremona, Brescia, e Bergamo; Ferrante spagnuolo per riscuotere Brindisi, Trani, Otranto, e Monopoli; il duca di Savoia per ottenere il reame di Cipro; il Papa per ricuperare Ravenna,

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