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berti, Leonardo da Vinci e i loro seguaci; per opera dei quali in questi tempi avevano a rafforzarsi con opera di nuova maniera il castello di Santangelo, le rocche di Nettuno e di Civitacastellana, e le due fortezze di Bologna e di Perugia. Qualcuno degli allievi di cotesti maestri deve aver diretto i nuovi lavori a Santamaura. Fia bene averlo notato per quei riscontri che col tempo e con altri documenti potranno venirci innanzi. . Finalmente dal contesto e dalle esplicite dichiarazioni del nostro Commissario, secondo la lettera diretta al Grammaestro, apertamente si rileva come tutti allora volevano dare al Turco e ai pirati; e come pur , tutti si scusavano di non poterlo fare. Niuno taceva la necessità di spegnere l'incendio, questi lo diceva a quello, e ciascuno ne lasciava il carico all'altro. Il mondo sempre a un modo: ostacoli, impotenze, e scuse non mancano mai a chi ne cerca; e la buona volontà sempre di mezzo. Che dubbi? Tutti hanno ragione. E per tanta sovrabbondanza di ragioni in ogni tempo sono cresciuti, durano e dureranno i disordini.

[1503.]

XVIII. – Nel vero l'acquisto di Santamaura avrebbe potuto riscaldare le pratiche della lega, e dar campo al Grammaestro, almeno nell'anno seguente, di eseguire il suo divisamento: ciò era condurre l'armata del Papa, di Francia, di Venezia, e di Spagna a Costantinopoli, mentre Bajazet era impigliato ai confini estremi ed opposti del suo imperio nelle guerre cogli Ungheresi e co'Persiani. Poteasi a un tratto cessare dal cristianesimo la calamitosissima peste e il vituperosissimo servaggio. Ma Consalvo di Cordova allora allora rompeva la tregua e assaltava i Francesi, volendo cacciarli al tutto dal Regno; allora l'Italia da un capo all'altro andava sosso

pra, e allora volavano le famose mine contro il castello dell'Uovo, condotte secondo i principi del nostro Francesco di Giorgio Martini, ingegnere sanese; alle quali, checchè ne abbia altri congetturato”, è impossibile assegnare lui stesso come direttore, perchè era già morto l'anno avanti del mese di gennaio, nella sua villetta della Volta a Fighille, come pur da venti anni sopra sicuri documenti il Milanesi ha dimostrato”. Bisogna tuttavia notare che delle mine al castello dell'Uovo nel 1503 si è fatto gran rumore di maraviglie e di scritture, perchè eseguite dagli stranieri, tuttochè non fossero altro che copie: al contrario tanto poco si è detto della prima mina originale, allumata quivi stesso in Napoli otto anni avanti contro Castelnovo da un italiano, che infino a ieri si dubitava dell'inventore e dell'esecutore. Sorte comune di tutti quasi i nostri successi domestici. Ma ora gli è tempo di mettere la cosa

o CARLo PROMIs, Architettura civile e militare di Francesco di Giorgio Martini con dissertazioni e note, in-4. Torino, 1841, II, 344, e segg.: « A Francesco di Giorgio autori gravissimi rivendicarono le mine di Napoli del 1503.... Vannoccio Biringuccio.... Francesco de Marchi meglio istrutto nelle rettificazioni.... Girolamo Cardano.... il Folard. E veramente in quell' anno 1503, benchè non esista alcun documento che lo indichi in Napoli, pure nessuno ve n'è che lo dica soggiornante altrove: rimane però la difficoltà che si fosse per allora allontanato da Siena, egli che contava ottant'anni di vita. » o CAv. GAETANO MILANESI, direttore dell'Archivio Mediceo in Firenze, Documenti per la Storia dell' arte Sanese, in-8. Siena, tip. Porri, 1854, II, 466, produce documenti del dì 9 febbraio e del 5 marzo 1502, nei quali i giudici e notai di Siena parlano della vedova e dei pupilli « Magistri Francisci Georgii.... olim magistri Francisci Georgii pictoris et magistri ingegneris de Senis. » CARLo PINI, La Scrittura degli artisti italiani riprodotta con la fotografia, in-4. Firenze, 1870. Dispensa quinta. Autografo di Francesco di Giorgio e notizie della sua vita: « Nato in Siena addì 23 settembre 1439.... morto nel mese di gennaio 1502. » Dunque di anni sessantadue, e non ottanta di vita.

a certezza colla testimonianza dei contemporanei: essendo oramai evidente che la prima mina, condotta con principi tecnici, e di efficace operazione, e con pieno successo, brillò il venerdì ventisette novembre 1495 contro la cittadella o mastio di Castelnovo in Napoli, tenuto dai Francesi di Carlo VIII, ed assalito da Ferdimandino di Aragona, durante il breve risorgimento della sua Casa”. Certo altresì l'ingegnere nella persona del celebre Francesco di Giorgio Martini, scrittore di quell'importantissimo Trattato di architettura civile e militare che fu pubblicato dal professor Carlo Promis. Il quale Martini più volte era stato richiesto dell'opera sua dai principi Aragonesi, e certamente nell'assedio di Castelnuovo serviva di ingegnere maggiore al giovane re Ferdinando, come ne fa fede lo Spannocchi, oratore dei Senesi in corte di Roma, per una lettera pubblicata dall'Angelucci”; e per lungo discorso il contemporaneo Vannoccio, ed altri ”. Dunque il Narciso toscano del

o SILVESTRO GUARINo, Diario napoletano, ex. ap. PELLICCIA, Raccolte di Cronache e Diari napol., I, 223: « A 27 novembre 1495, do venerdì, ad ore 23 la cittadella del Castello fo pigliata, perchè ce erano state fatte chiù tagliate nella fabrica e fosso, con fascine e polvere de bombarde, in modo che tutta cascao insieme. »

o M. ANTONIo SPANNoccHI, Lettera data da Roma addì 7 dicembre 1495, accennata nelle note del Vasari, ediz. Le Monnier, IV, 206, e pubblicata dall'ANGELUCCI, Ricordi e documenti di Uomini e trovati italiani, in-8. Torino, 1866, p. 14: « D intorno al Castello è il nostro M. Francesco di Giorgio, et con cave ed altre materie non attende che a stregnerlo di modo che in brevissimi giorni, o per amore o per forza, si existima sarà del Re, chè sotto con cave, et di fuora le bombarde, assai l' hanno offeso. »

o VANNoccio BIRINGUCCI, La Pirotecnia. Venezia, 1540, lib. X, cap. Iv: « Fu il primo inventore (delle mine) Francesco di Giorgio.... ancorchè tal gloria si desse e dia da chi non lo sa (come io) al capitan Pietro Navarra.... advenendo in questo, come sempre adviene, che la fama delle cose grandi è data alli più degni. Ma l'inventor

Giovio, celebre macchinatore di opere ammirabili, maestro di lavori sotterranei, che offerì l'opera sua al re Ferdinandino per espugnare Castelnovo di Napoli, fu senza dubbio il nostro Francesco”; il quale oltracciò nelle sue tavole lasciò disegni bellissimi delle mine, certamente finiti prima del cinquecento tre.

[18 agosto 1503.]

In mezzo ai rumori delle mine e delle armi, nazionali e straniere, morissi a diciotto d'agosto papa Alessandro, precipitò Cesare Borgia, Giacopo d' Appiano riprese Piombino, tutti gli altri tornarono alle case loro: e per quel che riguarda i successi della nostra marina devo chiudere il primo libro dicendo che i Veneziani, costretti a fare la pace col Turco, seppero dare buon conto di Santamaura per ricuperare in cambio la Cefalonia che avevano perduta”.

vero, come v'ho detto, ne fu il sopradetto Francesco, il quale con grande stipendio per le sue virtù stava in Napoli in quelli tempi che il re di Spagna lo tolse dalle mani del re di Francia.... Fece tre di queste mine et con polvere; a un tratto, quando tempo li parve, offese sotto la cappella della chiesa del Castello. » Intendi Nuovo, del quale parla, non dell'Uovo. o PAULUs Jovius, Historiar., lib. III, 92. o BEMBo cit., lib. VIII. – PIETRo GIUSTINIANI cit., lib. X. – GUICCIARDINI cit., lib. VI. DE HAMMER cit., VII, 138: « La principal condizione della pace era la restituzione di S. Maura, ritenendo in cambio i Veneziani Cefalonia. » e p. 264: « Aloisio Segundino, segretario di Venezia, mandato alla Porta per la pace, con istruzioni del 20 luglio 1503. »

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I. – Giulio II, e i suoi capitani di mare. – Baldassarre, Giovanni e Antonio da Biassa (novembre 1503). II. – Disegni di Giulio e accentramento. – Il sistema feudale, i baroni, e le città libere. – Mossa contro i Bentivogli e i Baglioni. – Le due fortezze di Bramante e del Sangallo (1506). III. – Le città di Romagna in mano ai Veneziani. – Ingegneri e capitani di papa Giulio (1507). – Gita a Civitavecchia per la pietra angolare della fortezza (dicembre 1508). Propositi colà coll'Ambasciatore veneziano. IV. – Costruzione di sei galere in Ancona. – Capitani anconitani. – Breve di Giulio (15 gennaio 1509) – Altro Breve, e termine della costruzione nell'anno medesimo. V. – Mosse e intendimenti diversi degli alleati di Cambrè (giugno 1509). – Molestie dei pirati nella Liguria. – Ruine nel Tirreno. – Una delle nostre galèe presa dai pirati (agosto 1509). – Trofei di bandiere in Africa. – La sorte delle sei galere perdute. VI. – La guerra di Ferrara. – L'armata navale dei Veneziani sul Po. Ponte di barche e ridotti alle due teste. Scorrerie nel ducato, e pericolo di Ferrara (21 dicem. 1509) – Provvisioni del duca e batterie coperte dietro gli argini. VII. – Si apre il fuoco la mattina (22 dicembre 1509). – Rotta dell'armata veneziana. – Acquisto di quindici galèe e di altri legni e prigioni. – Il ritorno militare, e i palischermi. VIII. – I Veneziani chiedono la pace. – Capitoli e convenzioni sulla libertà del mare (20 febbrajo 1510). IX. – Rottura coi Francesi. – Fatti d'arme in Lom

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