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castelli, arroncigliati al piede de due promontori sull'estrema lacinia dalle alte e precipitose montagne, sporgono dentro nell'acqua, come per azzannare insieme il passo del golfo. Puoi vedere, nell'uno e nell'altro, bizzarra miscela di militare architettura vecchia e nuova; torri rotonde e quadrate, baluardi sfiancati e di punta, muraglie di macigno e di ciottoli, merlature antiche e troniere nuove; e specialmente dabbasso la lunga filiera delle batterie casamattate, colle strombature ad archetti, le quali sono di fatto la miglior difesa della bocca, e potrebbero in quel breve tratto non solo ridurre a pezzi qualunque bastimento si ardisse tentare il passo, ma potrebbero quasi i due Castelli distruggersi l'un l'altro, se avvenisse mai che avessero a contrabbattere tra loro. Alcuni li chiamano Dardanelli: chi legge sia cauto, quando si parla delle bocche e castelli di Morèa, a non confonderli con quei della Troade, nè con altri simili”. Verso il primo di questi castelli sciolse il Principe con tutta l'armata: ed alle fanterie sbarcate già in Patrasso ordinò di venirsene allo stesso segno per la via di terra: brevissima marciata, come ho detto. Sperava per la presente fortuna aprire il golfo alla navigazione dei Cristiani e schiudere nuova strada da entrar più dentro nelle viscere della Grecia. Preceduto dalla fama di Corone e di Patrasso, vi giunse per la via di mare prima dei fanti; e trovò i Turchi di Rio pieni di sgomento, e i o! VILLIAM H. SMITH rear-admiral. The Mediterranean, in-8. Londra, 1854, p. 51 : « The entrance of the gulf defended by tuo castles of projecting form, which are distant a mile and a half from each other, and are known as the Dardanelles of Lepanto (Rhium, and Antirrhium.) » CoRoNELLI, Piante di città e fortezze, tav. 52, 122, 134, 169: « Bocca del golfo di Lepanto, Dardanello di Grecia da Mezzogiorno.

Dardanello Molicrèo. Golfo di Patrasso. Dardanelli di Lepanto. Dardanello di Rio. » – P.A. G., Giornali di viaggio, Mss.

Greci tra mezzo a dar loro buoni consigli, perchè se ne andassero in pace. Quindi per accordo, tanto prestamente uscì fuori il presidio turchesco, che i marinari poterono abbottinare il misero avanzo delle private masserizie lasciatevi dai nemici nella fretta, prima che le fanterie arrivassero a parteciparne. Però costoro punti dall'invidia e dall'avarizia si ammutinarono; e gittaronsi pazzamente alla campagna, rubando a tutti, così a Turchi, come a Greci. Pericoloso e tristo episodio, che poteva produrre funeste conseguenze, se il conte di Sarno colle buone, e il principe Doria colle brusche, non avessero ridotto i sediziosi a sommissione. I quali prestamente sgannati della speranza del bottino, anzi consumate le proprie vittuaglie, e meglio riconosciuta la colpa, si arresero alla mercè. Minacciò il Principe la decimazione alla maniera romana: nondimeno, per quei rispetti che ciascuno intende, rimise l'effetto ad altro tempo, dicendo che intanto passassero tutti nell'Etolia all'acquisto del secondo Castello; e là si vedrebbe chi fosse da vero pentito, e chi volesse colle susseguenti opre migliori cancellare la vergogna del misfatto precedente.

[20 ottobre 1532.]

XVI. – Già il conte di Sarno aveva passato lo stretto per investire Antirio, e più volte si era affrontato coi nemici di dentro, e coi cavalli venutigli addosso da Lepanto: ma pel tumulto di Rio e per l'ammutinamento dei soldati, aveva dovuto tornare indietro a rimettere la disciplina tra quelle genti, che particolarmente nella sua bontà e valore confidavano. Quindi tutti insieme tornarono nell'Etolia, e si fecero lungo la riva due miglia più in su a sbarcare le artiglierie grosse, per essere ogni altra parte del circondario scoperta e battuta dal Castello. Qui li aspettava più duro contrasto. Giannizzeri veterani ed ufficiali risoluti volevano smentire la viltà dei presidiari delle altre fortezze. Cristoforo Doria, uomo di quella fortuna e ardi

mento che avremo specialmente ad ammirare poi ad un anno, pigliava il carico di sbarcare l'artiglieria grossa dalle navi di alto bordo per l'espugnazione. Vedilo ordire doppi paranchi, di sotto alle gabbie e di punta alle verghe maggiori, sollevare i pezzi, condurgli dalla perpendicolare interna all'esterna, riceverli nei barconi, remigarli fino al lido, metterli sulle palanche e sui curri, incavalcarli su grossi carri, e menargli a braccia fino al campo già disegnato dal conte di Sarno. Trajano Cavaniglia, mastro di campo, con trecento sceltissimi archibugeri attorno di scorta.

[25 ottobre 1532.]

Mentre i nostri apparecchiavansi, i Turchi uscirono da Lepanto in gran numero di fanti e cavalli: nè però il Conte spaventato punto di tanta moltitudine venne meno al dover suo; anzi uscì fuori anche esso menando alla campagna da quattromila fanti, senza sguernire il campo; e ordinatili in battaglia quadrata colle risvolte agli angoli per cavar fuori e metter dentro al bisogno le maniche degli archibugeri, andò a trovare i nemici, coprendo sempre alle spalle l'accampamento suo; e ordinando dalle trincere buona guardia colle artiglierie volte agli assediati, specialmente alla porta e alla spianata del Castello, sì che niuno potesse entrare nè uscire. Ma perchè i Turchi del soccorso non si arrischiavano contro l'ordinanza del Conte, nè mettevano in fazione la fanteria, ma attendevano solamente a volteggiare co' cavalli, ed a scorrere in qua e in là badaluccando, cominciò il Conte a ritirarsi lentamente, tenendo però addietro il nemico cogli archibugeri, che uscivano, spiegavansi in Cordone, sparavano, e ritiravansi nel centro del quadrato. Essendo così durata infino a notte la scaramuccia, i Turchi, affranti dal continuo caracollare della giornata, andarono a riposarsi in Lepanto; ed i nostri, rinfrancatisi di cibo per turno, stettero tutta la notte a battere furiosamente l'Antirio da terra e da mare, non volendo al nuovo giorno essere trattenuti da alcuno, ma aver finito ogni cosa.

Ondechè rovesciata una parte della muraglia, e uccisi molti di dentro, quantunque si vedesse il presidio ostinato e valoroso, non si peritarono, essendo ancor bujo, di spingere due piccole colonne all'assalto. Marinari e soldati entrarono dentro di primo slancio: nè per questo i giannizzeri vollero posare l'armi nè arrendersi; ma disperatamente continuarono a contrastare e a combattere per la piazza e per gli androni, facendo testa a ogni traghetto, finchè non caddero fuor di combattimento più di trecento. Allora i pochi superstiti, ricoveratisi nel mastio, per rendere anche colla morte loro funesta ai Cristiani la vittoria, e inutile l'acquisto del Castello, appiccarono il fuoco alla munizione della polvere e volarono all'aria. Estrema risoluzione, per la quale molti pur dei nostri rimasero infranti al di sotto, e molte avarie patirono le galèe pei rottami scaraventati da ogni parte col fuoco.

[Novembre 1532.]

Finalmente vedendo che i tempi cominciavano a rompere, e la stagione a farsi ogni di più trista, l'armata sciolse dalle riviere della Grecia; e il Principe, dopo aver visitato un'altra volta Corone, rinforzata la piazza, e

rinnovate le promesse di soccorso in caso di bisogno

per l'anno futuro, rimandò ciascuno al riposo invernale nei suoi porti. Il nostro Capitano ricondusse in Civitavecchia genti vittoriose, ricche spoglie, e liete novelle, ricevendo anche da Roma larghe dimostrazioni di gradimento per le egregie opere fatte nel corso della campagna. Dispersa dal Mediterraneo l'armata nemica, espugnate quattro fortezze, presa una nave carica di munizioni, e conseguito pienamente il fine primario della spedizione, cioè la cacciata di Solimano e degli eserciti suoi da Vienna e dall'Ungheria”. Imperciocchè l'attacco dei nostri marini alle sue spalle portò di fatto nell'esercito ottomano quello sgomento e quella solennissima sconfitta che sollevò in quest'anno l'Europa dall'imminente pericolo della barbarica occupazione. Già più volte nei secoli precedenti al modo istesso e per simile concorso delle nostre genti dalla parte del mare erano stati vinti e cacciati i Turchi dai paesi cristiani, e specialmente da Belgrado”. Le quali vittorie, per terra e per mare splendidamente conseguite, vie più a papa Clemente amicarono Carlo imperatore, il quale riconosceva averne ricevuto nel maggior bisogno validissimo soccorso. Perciò Carlo nell'invernata dell'anno medesimo tornò un'altra volta a Bologna per trattare con lui direttamente, e senza altri mediatori degl'interessi comuni, e delle provvisioni da fare nell'anno seguente, volendo continuare la

o BRANToME cit., II, 51: « Quand Solyman vint devant Vienne la première fois.... une armée navale attaqua l'Admiral-Bassa.... qui se retira bien qu'il fust le plus fort. Sur quoi le gran Seigneur, en ayant pris l'alarme, desmordit de Vienne, et tira vers Constantinople. » RAYNALDUs, Ann., 1532, n. 39, 46, 51. ANToNIo DoRIA, Compendio cit., 48: « Fu presa la città di Patrasso e le Castella, che guardavano quel golfo, del qual danno parve che il Turco si sbigottissi molto. » o P. A. G., Medio evo, II, 170, 269.

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