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e cresceva lo schianto. Imperciocchè doppiato l'Argentaro, e venuti all'altura di Corneto, non potevano accostarsi a terra: anzi per quanto incalzassero di remo, di vela, e di manovra, e vie più facessero di spingere i legni a riva; di tanto il mare fluttuante ricacciavali indietro”. Fenomeno non raro, nè ignoto ai marini e agli idraulici, diverso dal tormentoso sussulto dei colpi riverberati dalle risacche; e propriamente chiamato Deflusso: il quale si produce in certe condizioni di lido, quando il mare gonfio, sollevato sulle battigie, e incalzato continuamente dai flutti seguenti sotto un angolo di obliquità (come nel caso nostro dalla furia sinistra dello Scirocco), perduto l'equilibrio e l'oscillazione, ricade fuggendo dal lato di minor resistenza; e indi in poi piglia natura di corrente straordinaria, che mena i galleggianti nella sua direzione con violenza proporziomale alla massa e velocità del deflusso medesimo. Entrati adunque i nostri legni nella zona della detta corrente, dopo lunghi ed inutili sforzi delle misere ciurme, vedendosi sempre più andar lungi in deriva, presero il partito di rendere il bordo, e di poggiare per rifugio a Portercole. Nel qual tragitto corsero come perduti, imbarcando da poppa, e talvolta anche da prua, tanto ma

o BURCARDUs. Mss. Casanat. cit., XX, III, 2: « Anno Christi MDII, feria quarta, die prima martii usque sabatum.... Voluerunt solatium et supervenit tempus contrarium, sive tempestas ingens, ea quo non potuerunt secure navigare, negue voluerunt redire Plumbinum.... Die quinta galea persequuta sunt iter suum versus Cornetum, ad cujus conspectum applicuerunt. Dua majus periculum timens descendit de galea ad barchettam, e qua venit in terram. Papa vero cum galea sua non potuit attingere portum, ea quo omnes commoti hinc et inde in galea sunt prostrati, solo Papa dempto, qui in sede sua in puppi firmiter et intrepide sedens prospeacit omnia: et cum mare versus galeam fortiter irrueret, Papa dicebat Jesus, et signo Crucis se signabat.... Nautoe propter maris et venti turbationem nec cibum nec ignem facere possese eccusabant ... In sero venit in portum Herculis.»

re, che non fu passeggiero alcuno che non si tenesse spacciato. Solo il Valentino, prima di virare, saltando sopra un grosso palischermo con quattordici robusti rematori, riuscì ad afferrare la spiaggia: e solo Alessandro tornandosi addietro mantenne l'aria intrepida, seduto in un seggiolone di scarlatto, e segnandosi in fronte ad ogni colpo di mare. - A bello studio ho scritto Deriva, parlando qui avanti dei nostri bastimenti, menali a ritroso dalla corrente del mare: e quando mi accaderà altrimenti alcun trasporto violento per causa di vento laterale, dirò Scarroccio. Vocaboli diversi di cose differenti: ambedue tecnici, nostrani, e necessari; che non si vogliono nè confondere per sinonimi, né rifiutare per forestieri, come taluno ha tentato. La Crusca registra al mascolino il Derivo, esprimente il Derivare intransitivo, cioè l'Andar giù come il rivo, il Discendere, il Deviare: però i marinari chiamano con proprietà di lingua Deriva, quella Anomalia di trasporto oltre o fuori del rombo assegnato che soffre nella navigazione un bastimento menato dalla corrente del mare. L'etimologia sprizza evidente dal Rivo, perchè le correnti marine vanno come i fiumi; e l'effetto si pare quel desso, in ambedue i casi, di spingere in giù, di ritardare in su, e di volgere da lato i galleggianti, o inerti o semoventi, secondo la risultante delle diverse forze e direzioni. Il fenomeno presso alle ripe è visibile pel rilievo dei punti fermi: ma in alto mare, il flutto, la scia, il bastimento, e tutto va dalla stessa parte; e non puoi addartene coi sensi, ma devi seguire l'invisibile carro di Nettuno con risultamenti proporzionali alla direzione e velocità della corrente e della rotta, sommate, sottratte o composte, secondo l'angolo. Qui approdano gli studi del Maury in America, del Cialdi in Italia, e di altri maestri a gara in ogni parte. Onde cresce a maggior importanza l'intendimento di questa voce, alla quale mi ha condotto la stessa corrente che respinse i reduci dal lido di Tarquinia, e ricacciolli a Portercole.

[11 marzo 1502.]

Vi giunsero la sera dello stesso giorno sei di marzo: e non vedendo segno vicino di miglior fortuna, volsero le spalle al mare. Tutti quelli che sentivansi in forza di cavalcare seguirono Alessandro per le medesime strade, donde erano Venuti: gl'infermi in gran numero restarono negli alberghi lungo la via, e i viaggiatori senza le consuete accoglienze rientrarono in Roma agli undici del mese”. Navigazione certamente straordinaria, che dette da dire alla gente: e non pochi si fecero lecito di salire fino ai superni consigli, pensando e scrivendo che in quel modo si fosse voluta ricordare la caducità delle cose mondane a chiunque dimenticata l'avesse,

[29 marzo 1502.]

VIII. – Per conseguenza abbiamo ora a compiangere la immatura morte di quegli che più d'ogni altro era stato messo a tortura. Il capitano del Mosca, rimenata la squadra in Civitavecchia, se ne venne a Roma, e ai ventinove dell'istesso mese sull'ora di terza morissi nella ancor fresca età di anni trentasei, mesi dieci e giorni cinque. Uno scrittore contemporaneo ci ricorda

o BURCARDUs cit.: « Feria seata, die undecima martii MDII, SSmus intravit palatium suum cum familia, demptis illis qui obierunt per viam.... infirmi manserunt per viam..., Nemo venit obviam eis. » MURATORI, Ann., 1502. RAYNALDUs, Ann, Eccl., MDII.

l'ultima sua comparsa, dicendo”: « Lodovico del Mosca, cavaliero romano, e capitano delle galèe di Nostro Signore, il quale aveva ieri sull'ora di terza terminato il corso di sua vita, fu portato oggi in chiesa, vestito di una sopravveste nuova di broccato sopra un farsetto di velluto violetto tutto di nuovo; una bella spada sul petto, sproni d'oro alle calcagna, e quattro anelli gemmati nelle dita. Innanzi alla bara sessanta doppieri di cera bianca, e appresso molti amici e compagni d'arme in gramaglie. Passò il convoglio dalla sua casa, che è presso al chiassetto della parrocchia di santo Stefano in Piscinula, girando pel rione fino a Campodifiore, indi alle case de'Capodiferro, e appresso per la Regola entrò nella parrocchiale, dove il morto fu seppellito col farsetto, la sopravveste, la spada, gli speroni, ed uno anello nel dito, toltine gli altri tre. Ebbe accompagnamento onore. vole più che alcun altro signore da molti anni a questa parte. Egli aveva fatto testamento il giorno avanti, alla presenza dei suoi genitori. Tra l'altre cose ordinando di essere sotterrato colle vestimenta e distintivi predetti, e a lume di sessanta doppieri. Rogato l'atto, chiamò il mercante presso al letto, e fecegli tagliare quattro canne di velluto violetto pel suo vestire; ed una canna di broccato d'oro per la sopravveste, da esser messa col suo corpo nella sepoltura. Per memoria dei posteri i genitori vi posero una pietra colla iscrizione che così riproduco, come si legge nel Galletti, e nell'autografo più antico di Teodoro Amayden intorno alle nobili famiglie romane, gelosamente conservato nella nostra Casanatense”:

* BURCHARDUs cit., Sab. die 30 martii 1502. SEBASTIANo BRANCA DEI TELLINI, Diario romano dall'anno 1497 al 1517, citato sopra. o TeoDoRo AMAYDEN, volgarmente L'AMIDENo, Le famiglie

« A Lodovico del Mosca, cavaliere romano, capitano della navale armata pontificia, che dopo onorati servigi nella questura dell'erario pubblico e nel dicastero della penitenzieria apostolica, mostrando a chiare prove il pristino vigore del sangue romano, in quei durissimi tempi che tutt'intorno per terra e per mare fremevano l'armi, da Alessandro sesto pontefice massimo nominato comandante supremo della marina, espugnato Piombino, sottomessa l'Elba, condotto in quei luoghi l'istesso Pontefice, nel fiore delle speranze sue e di ogni altro, e specialmente del Popolo romano, oppresso dall' avversità morissi li ventinove di marzo dell'anno di salute 1502. Visse anni trentasei, mesi dieci, giorni cinque. Evangelista e Francesca genitori infelicissimi al figlio dolcissimo e benemerito posero. »

romane nobili, in-fol. parvo. mss. autografo alla Casanatense, E, III, 11. – N. 175, Famiglia Mosca o dei Maroni.

PETRUs Aloysius GALLETTI, Inscriptiones Romanae infimi avi Roma ea tantes, in-4. Roma, 1760, class. X, n. 10:

D . O . M . LUDOVICO . MUSCAE . EQUITI . ROMANO PONTIFICIAE . CLASSIS . PRAE FECTO QUI . CUM . A . LITTERIS . POENITENTIARIAE . APOST. QUAESTURAQ . ROM . ERARII . EGREGIAM . OPERAM . PoNT . NAVAssET VIGOREMQ . PRISTINUM . ROM . SANGUINIS . PRAESEFERRET AB . ALEX , VI . P . M . DURIS . ILLIS . TEMPORI BUS CUM . OMNIA . LATE . MARI . TERRAQ . ARMIS , FREMERENT MARI . OMNI . QUAQUE . PONTIFICIA . DITIO. PATERET . PRAEPOSITUs POPULINO. ILVAQ. QUO. ET . PONTIFICEM . IPSUM . VEXERAT . EXPUGNATIS AC . MAXIMA - SPE - OMNIUM . PRAESERTIM , POPULI . ROM. AC . RERUM - ADPARATU , FLORERET ADVERSO . INTERCEPTUS OBIIT . ANNO . SALUT . MDII . DIE . XXIX . MENSIS . MARTII vixIT . ANN . xxxv . MENs . x. D . v EVANGELISTA . ET . FRANCISCA . INFOELICISSIMI FILlO . DULCISSIMO . AC . BENEMER . POSS .

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