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II. – Ai primi di giugno Andrea era già investito del nuovo ufficio, come capitano della navale armata di Roma, e castellano della fortezza di Civitavecchia, secondo gli stessi capitoli del Vettori. A lui il comando delle due galere e de'due brigantini permanenti; a lui la condotta di altre sei galere di rinforzo, quattro proprie, e due di Antonio suo congiunto. Il nome di questo Antonio deve essere fin dal principio avvertito bene dai lettori e ricordato, perchè entra ora luogotenente, e poscia resterà successore di Andrea; e ci darà materia alla continuazione del libro quarto, come ce l'hanno data pel secondo i due da Biassa. Cresciuti i legni, infino a dieci, anche i soldi del nuovo capitano ebbero a salire da otto a trentacinque mila ducati per anno, facendosene in gran parte il ritratto da nuove gravezze imposte sui macelli: di che malcontenti i beccaj tumultuarono in Roma, e fecero sciopero; dandoci a vedere che niente è nuovo nel mondo”.

Abbiamo adunque in punto dieci bastimenti, sotto eccellente capitano; e dobbiamo aspettarci degni fatti contro i pirati, se pur non verranno i negoziatori di Cognac a trascinarci altrove. Nel vero, come Andrea ebbe udito il Barbarossa, per allora giovane pirata, esser comparso sulle maremme di Toscana, in quel primo fervore uscì subito fuori del porto coi dieci legni, e più le tre galere di Rodi, avendo coll'autorità del Papa, e coll'esempio di Andrea Doria. » XII, 29, 30, più 1X, 10: « La statua di Andrea Doria fatta dal Montorsoli e da Alfonso Lombardi. »

Avv. GAETANo AvigNoNE, Medaglie dei Liguri e della Ligu

ria, in-8. Genova, 1872, pag. 84 : « Andrea Doria. »

" SCIPIONE AMMIRATo cit., 359, 19: « In Roma i macellai si

sono sollevati per alcuni dazi messi dal Papa per sostentar la condotta di Andrea Doria, cui aveva dato il generalato delle sue galee, o galere del Papa, non così presto n'ebbe preso il possesso, che coll'autorità del Papa ebbe in conserva le tre galere della Religione. »

del Vettori, persuaso quei signori a seguirlo”. La spedizione ben ordinata e presta si coronò di splendido serto, certamente prima che ai nemici fosse arrivata la notizia dell'apprestamento dei nostri marini. Barbarossa aveva già messo a soqquadro le maremme di Toscana, senza trovare niuno che potesse resistergli, o dargli novelle di ciò che fosse di qua dal monte: per ciò usciva baldanzoso dal canale di Piombino, e coi Ponenti della stagione volgeva verso la spiaggia romana. Tutto inteso col guardo sull'orizzonte, cercava la preda, quando gli stessi Libecciuoli che il portavano a Scirocco col carro alla destra, gli posero dinanzi una dozzina di legni militari, coperti di cotone col carro a sinistra, e schierati in battaglia, e tutti abbrivati contro di lui. Si potrebbe dire che quasi agli occhi suoi non avrebbe creduto, se non si fossero mostrate sulle bandiere le chiavi di Roma, e le croci di Rodi; e poi, come non riconoscere all'attrezzatura, alla ordinanza, al brio, i legni militari? Sorpreso all'improvviso, e persuaso di non potere resistere, dette il segno di pronta ritirata, e gittò pel primo la sua galeotta Velocissima a remo contro vento. Ma gli altri, tutti in un branco, brigantini, fuste e galeotte, quindici legni, vennero a un tratto nelle mani dei vincitori. I quali con gran festa rientrarono nel porto di Civitavecchia; esultando i popoli vicini e lontani nel vedere distrutta la terribile masnada, imprigionati in gran numero i Turchi, e sciolte le catene a più centinaja di Cristiani, alcuni dei quali allora allora avevano cominciato a remigare. La memoria di questo fatto importante sarebbe perita, come tante altre delle nostre, se l'intramessa delle tre galere di Rodi non avesse dato ragione al Bosio di re

o Bosio cit., III, 45, B: « Andrea Doria, fatto generale delle gistrarla ne' suoi annali”. Dunque al testo dell'Ariosto possiamo ora aggiugnere più largo commentario, confermandone la sentenza in ogni parte, anche nella zona della spiaggia romana, dove ai nostri tempi si sarebbe meno pensato ".

GUGLIELMorri, Guerra de'Pirati. – 1. 24

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III. – Intanto pubblicavasi la Lega di Cognac, e gli alleati scopertamente si apprestavano alla guerra contro l'Imperatore. Cacciarlo dalla Lombardia, mutargli lo stato di Siena e di Genova, torgli il regno di Napoli, pareva loro altrettanto facile nell' esecuzione, quanto lo sentivano nel desiderio ". Io non voglio allontanarmi dal mare: perciò lascio da parte la Lombardia, dove pestava il conte Guido Rangoni, il famoso Giovanni dei Medici, e Francesco Guicciardini; e dove già erano andati per commissione di papa Clemente a rivedere le fortezze di Romagna e di Piacenza Antonio da Sangallo, Michele Sammicheli, Battista il Gobbo, Antonio dell'Abbaco, e Giulian Leno ”. Lascio dentro terra questi

o Bosio cit., A5, C : « Andrea Doria contro Barbarossa famosissimo prese nei mari di Civitavecchia quindici vaselli da remo.... liberato un numero grandissimo di poveri Cristiani schiavi. » o ARiosto, Furioso, XV, 30: « Questo è quel Doria che fa dai pirati Sicuro il vostro mar da tutti i lati. » o FoLIETTA, Hist. genuen. Ann., 1525, in fin., ap. Burman in Thesaur., I, 728, D. GiovANNI CAMBI, Storie; tra le Delizie degli eruditi toscani, XXII, 282. GIAN MATTEo GHIBERTI, Lettera a don Michele de Sylva. Lett. dei principi, in-4. Venezia, 1575, II, 154. GuicciARDINI, lib. XVII, ed. cit., p. 1169. VARCHI BENEDETTo, Storie fiorentine, lib. II. AMMIRATo cit., II, 363. o VASARI cit., Le Monnier, X, 10. – XI, 110, n. 141, PRoMus cit., II, 74, 300,

capitani ed ingegneri, e mi accosto alle maremme di Siena, dove il Doria si avvicina per sostenere gli eserciti campeggianti in Toscana. Voleva Clemente metter giù il reggimento popolare dei Senesi favorevole agl'Imperiali, e rialzare contro di loro il partito dei Petrucci, a capo dei quali era Fabio, congiunto per matrimonio colla casa dei Medici. Perciò dal confine di Viterbo e d'Orvieto aveva spinto dieci mila tra fanti e cavalli contro Siena; e da Civitavecchia aveva fatto uscire Andrea colle galèe e mille fanti di sopraccollo per sostenerli. I dieci mila romani, fiorentini e forusciti, coi commissari Antonio Ricasoli e Roberto Pucci, al primo scontro in campagna furono rotti dai Senesi, colla perdita di tutta l'artiglieria, e di quasi tutto il bagaglio. Restò a compensare i danni minaccioso il Doria dalla parte del mare. Egli prese quante vettovaglie di là venivano ai Senesi, impedì i soccorsi, assaltò i porti, ebbe Talamone ed Orbetello, e presidiò stabilmente Portercole”. Quest'ultima piazza ritenne per quattro anni, arrabattandosi indarno i priori di Siena tra le ritortole della Curia e di Andrea, finchè il capitan Cencio Corso con improvvisa battaglia di mano non l'ebbe ricuperata ai Senesi nel mese di febbraio del 1530.

[Agosto 1526.]

IV. – Maggior travaglio aveva a portare la mossa verso Genova; dove governava Antoniotto Adorno, so

o ANoNyMI SENENsis, Bellum Julianum anno MDXXVI gestum.

ARCH. ST. IT., 1850, app. VIII, p. 312.

LUCIANO BANCHI, I porti della maremma sanese durante la repubblica, narrazione storica con documenti inediti. ARCH. SToR. IT., in-8. Firenze, 1870, t. XII, parte II, disp. 4, p. 62, e docum. segg.

GUICCIARDINI cit., 1190.

AMMIRATO cit., II, 359.

SiGoNIo cit., 54.

CAPPELLONI cit., 27.

stenuto dal partito imperiale. Pensate Genova, città da rendere buon conto a chicchessia coll'armi in mano; pensate Antoniotto, bene assettato nel palazzo ducale, e risoluto insieme cogli aderenti suoi di non volerne uscire; pensate i capitani di Carlo V, attaccati coi denti a quella piazza importantissima tra tutte in Italia, ed anello ne. cessario per carrucolare verso la Spagna, Napoli e Milano; essendo chiusa ogni altra linea, specialmente dai Francesi, e sapendo che perduta Genova, nè uomo più, nè soldo, nè altro qualunque soccorso sarebbe potuto passare. Dunque qui il nodo principalissimo, e qui il contrasto maggiore. Ne fu scritto al Doria, il quale rispose non esservi altro mezzo che stringere Genova dalla parte del mare; mettersi con due armate nelle due riviere, e tenersi pronti di qua e di là a combattere unitamente contro l'armata di Spagna, che nel mezzo verrebbe per certo a portarle i soccorsi. Disegno strategico. Se fosse stato eseguito a tempo, niun dubbio che avrebbe dovuto Genova aprir le porte, Antoniotto fuggire, e i Cesariani cadersi in pessimo termine. Ma la bisogna delle leghe va sempre a un modo; ciò è dire con poca corrispondenza reciproca. Andrea si accostò presso alla riviera di levante, ma i Francesi tardarono dall'altra di ponente, i Veneziani non comparvero in tempo, e gli Spagnuoli ebbero tutta la comodità di provvedere. Entrarono alla spicciolata, genti, vettovaglie, danaro; venne di Spagna fresco fresco il duca di Borbone, col grado di capitan generale dell'esercito cesareo in Italia. Finalmente a mezzo agosto l'armata di Francia col conte Pietro Navarro prese Savona, favorito dagli abitanti, nemici dei Genovesi; intanto che dall'altra parte Andrea Doria colle galèe del Papa e dei Veneziani faceva testa a Portofino, mettendovisi di forza per mare e per

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