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che per la diligenza del capitan Lodovico si ebbero prestamente le sei galèe fornite di tutto punto nel porto di Civitavecchia *; e appresso furono comperate a vilissimo prezzo per tredici mila ducati tutte le artiglierie che il re Federigo, fuggendo dal Regno, aveva raccolte in Ischia; a dire che valevano più di cinquanta mila. I due Capitani se le tirarono a bordo presso la riva dell'isola, e le condussero su pel Tevere alla ripa di R0ma, donde poscia le avviarono per Campodifiore a castel Santangelo. Gli spettatori lungo il passaggio n0verarono trentasei bombarde maggiori col seguito di ottanta carri ; alcuni tratti da cavalli, altri da bufali: tiri a scempio, a coppia, a quattro, e a sei °. Due carri pieni di schioppetti per le barche; nove carri con circa quaranta bombardelle, messe a tre, quattro e sei per carro: dodici con ventiquattro bombarde ordinarie, altrettanti carri per le dodici bombarde grosse; trentasette carri con palle di ferro, tre con polvere; e cinque finalmente con nitro, verrettoni, e pallette mescolatamente. Artiglieria bellissima, di lavoro eccellente, e di gran forza, scortata da duemila uomini d'ordinanza, oltre ai manipoli che andavano avanti, e tra carro e carro, e alla coda. Dunque al principio del cinquecento si avevano pur care, e si stimavano ancora ad alto prezzo le antiche bombarde e bombardelle; e questo sia ricordo dell'ultimo periodo: da qui innanzi avremo cannoni calibrati al peso della palla di ferro. Dunque i carri da trasporto sorpassavano del triplo il numero delle bocche da fuoco di grosso e di mediocre calibro: e quindi nel traino di guerra, anche al tempo di Carlo VIII, il numero dei carri doveva superare due o tre volte quello delle artiglierie da fazione: tanto che leggendo per quei tempi cencinquanta carri, si ha a intendere una quarantina di pezzi, col seguito di tre carri di munizioni per ciascuno, con qualche altro di rispetto. Valga il documento del Burcardo a confermare le avvertenze del maggiore Angelucci. Passando alle cose navali, abbiamo qui gli schioppetti per le barche, che avevano a essere archibusi sulle forcelle, corti di canna e larghi di bocca; come tuttavia si mettono alle bande dei piròscafi o delle barche armate quelle minute armi da fuoco, che diciamo petrieri a coda, o vero tromboncini di marina. Finalmente le pallette alla rinfusa, poste mescolatamente ne gli ultimi carri delle munizioni, fannomi pensare alla metraglia, di che ho dato il primo esempio nell'anno 1453”. Ripeto Metraglia, termine tecnico, di

* BURCARDUS, Diaria cæremonialia, edita ab EccHARDo JoAN. GEoRG. Corpus hist. medii evi, in-fol. Lipsia, M723, II, 2137: « Fuerunt pro eo paratae seac galeae. » ItEM, ex mss. Casanat., XX, III, 2.

° BURCARDUs cit., ap. EcchARD. II, 2138: « Sabato XXVIII maji MDII. Post horam Vesperorum conducta fuit de Ripa per campum Floræ ad castrum Sancti Angeli artilleria olim Federici regis neopolitani quam habuit in Hischia, et eam Papa emerat ab ipso Rege pro ducatis tresdecim millibus, eæistimabatur autem esse valoris quinquaginta millium ducatorum. Fuerunt carrucæ octuaginta, quarum singulæ trahebantur quœdam per unum equum, quædam per duos bufalos, aliæ per tres, aliæ per seac bufalos. In prima et undecima carretta sclopeta pro barchis, et etiam materiales: in sequentibus in qualibet tres vel quatuor aut seac bombardellæ. Successive in aliis singulis carretlis, usque ad vigesimam tertiam carrettam fuerunt una simul duæ bombardæ. Et successive in singulis usque ad trigesimam quintam carrettam fuerunt una bombarda magna. Et plurimæ eac eis fuerunt pulcherrimae et fortis compositionis. Sequebantur pedestres duo millia vel circa ordinate, et septem in quolibet membro incedentes cum lanceis, alabardis et sclopetis. Et post illos trigintaseptem carrucæ pallottis ferreis oneratæ; deinde tres cum barilibus pulveris, tandem quinque aliæ cum salnitro, telis et palloctis miaetim. Quæ omnia Papa, stans in castro sancti Angeli, vidit conduci. »

o P. A. GUGLIELMOTTI, Storia della Marina pont. nel Medio èvo. Le Monnier, 1871, II, 185.

comune uso e legittimo tra i nostri soldati, i quali lasciano come stanno in altro senso le voci Scaglia, Cartoccio, e simili. Le quali voci, tuttochè nitide ed eleganti, non esprimono il concetto della Voce Metraglia, cioè quella quantità collettiva di pallette, di ferro battuto, di numero e peso determinato, che si mettono insieme nel pezzo per battere il nemico con molti projetti ad ogni tiro. La voce è registrata dal Grassi, e dal Fanfani; ed ha esempi del Colletta, del Giordani, e di più altri. Il Guerrazzi“ ha voluto scrivere coll'i, Mitraglia; ed a punto per questa mitra, calcata infino agli occhi, non ha potuto vederne l'etimologia; ed ha lasciato che altri la supponesse di origine francese; laddove il Gassendi e lo Jal (francesi ambedue), ce la rimandano qua, facendola derivare dal latino Mittere”. Anzi meglio (per la desinenza non latina, ma tutta propria della lingua italiana, in aglia) possiamo noi ridurla al verbo Mettere, come a dire Metteraglia; la qual voce, al pari delle nostrane Pedonaglia, Nuvolaglia, ed altrettali, esprimono l'accozzaglia di più oggetti simili, messi insieme a formare un tutto collettivo: e così Metraglia per una certa quantità di proietti simili messi insieme, come se fossero un projetto solo. L'Angelucci ha pubblicato un documento, dove è scritto precisamente Mettraglia”. Dunque questa sarà etimologia ragionevole, e voce ne.

o F.-D. GUERRAzzi, Vita di Andrea Doria, in-8. Milano, 1864, I, 27: « I cartocci pieni di palle pigliarono nome di Mitraglia, del qual nome l'etimologia da noi s'ignora. »

o A. JAL, Glossaire polyglotte nautique, in-4. Parigi, 1848, p. 1010: « Mitraille, fr. s. f. (? De mittere, envoyer.)» e p. 1002: Nous pensons que Mittere, envoyer, est le mot latin dont on a fait Mitraille. »

o ANGELO ANGELUcci, direttore del Museo di artiglieria a Torino, Documenti inediti per la Storia delle armi da fuoco italiane, in-8. Torino, 1870, vol. I, p. 214.

GUGLIELnoTTI. Guerra de' Pirati. 1. 2

cessaria per esprimere cosa diversa dalla Scaglia in tritumi, dalle Ghiande allungate, dalle Pallette elementari, e dai Grappoli tropologici; e così per distinguere il contenente dal contenuto; cioè i projetti dalle Ceste, Lanterne, Cuffie, Cartocci, Sacchetti, e Tonnelli che li contenevano, secondo le espressioni spesso ricordate con lodevole proprietà anche dagli antichi bombardieri. IV. – Con tanti armamenti, e con sì larghe promesse dei principali sovrani della cristianità, pareva che si sarebbero fatte imprese segnalate in Oriente contro i Turchi nell'anno presente. Luigi XII, re di Francia e signore di Genova, aveva allestito grossa e bella armata di galere e di navi, sotto la condotta del conte Filippo di Cleves Ravenstein: ma costui senza intendersi nè coi Veneziani, nè col Legato di Rodi, entrato nell'Arcipelago, fece soltanto le viste di mettersi in guerra contro la casa ottomana; assaltò Metellino, dètte batteria senza profitto, e rese il bordo a ponente, perdendo nel viaggio la nave ammiraglia, dove esso stesso navigava; e poco dopo un altro de' suoi maggiori vascelli, con quasi tutta la gente”. Similmente l'armata di Ferdinando, detto il Cattolico, re di Spagna, prese le vie di levante sotto il governo di Consalvo di Cordova, chiamato il gran Capitano. Questi si unì co' Veneziani alla Cefalonia, dove l'armata di san Marco e le fanterie sbarcate in terra stringevano di assedio il castello principale dell'isola; e là ostentò le stesse apparenze, tiri di cannoni, scorrerie di soldati, assalti di marinari. Se non che poco si trattenne, e sempre sur un'àncora di leva, pronto a salpare e a volgersi indietro, secondo le secrete istruzioni della sua corte. Perciò non mette conto confutare quei pochi che, seguendo il Giovio, gli attribuiscono fatti stupendi e specialmente una mina colla polvere da bombarda”. Piaggerie gioviali, di che non fanno motto i contemporanei, nè gli storiografi ufficiali di Venezia e di Spagna". Filippo e Consalvo sotto il vessillo della santa crociata coprivano biechi intendimenti: non a danno dei Turchi, sì dei Cristiani, dei parenti, degli amici, tramavano insidie". Essi maneggiavano doppio trattato: fingere la guerra contro i Turchi, distendere nello Jonio grandi forze, addormentare Federigo re di Napoli, coglierlo alla sprovvista, cacciarlo dal trono, e dividersi il Regno. Alla Francia, Napoli, Terra di Lavoro ed Abbruzzi; alla Spagna, Calabria e Puglia. Le due armate navali, nel momento con Venuto, dettero dentro a sostenere gli eserciti di terra, presero ogni cosa, cacciarono il Re, fecero gazzarra. Ma poi, nata questione a chi dei due si dovesse la Capitanata, si azzuffarono tra loro intorno alla preda: e dopo molti scontri finalmente i Francesi colla peggio furono al tutto cacciati dal Regno, e le due Sicilie per tre secoli restarono provincie di Spagna. Quando riscontro nelle storie sì fatte vergogne, imposture, tradimenti e soperchierie, resto allibbito.

* AGOSTINO GIUSTINIANI, Annali di Genova, in-fol. 1537, p. 256, D. Bosio JAcoPo, Storia della sacra religione et illustrissima milizia di San Giovanni Gerosolimitano, in-fol. Roma, 1594-1602, II, 543, C, 548, B.

o JovIUs PAULUs, Vita illustrium virorum, in-fol. Basilea, 1578, Vita Gonsalvi a Corduba. IDEM, di Consalvo Fernando da Cordova, tradotta da Lodovico DoMENICHI, Firenze, 1550. o PETRI BEMBI, Rerum venetarum historiae, lib. V, in-4. Venezia, 1718, p. 174. GERONIMO ZURITA, Historia del rey don Fernando el catholico, in-4. Saragozza, 1610, lib. IV, cap. Xxv, p. 194. o RAYNALDUs, Ann. eccl., 1500, n. 10: « Decretum in Turcas sacrum bellum, quam male confectum fuerit, turpe est referre. »

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