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non avesse in quel momento così fattamente giuocato da riscuotere i suoi, e da farli vittoriosi. Costui salito al calcese della galera con certi fuochi artificiati in mano, li allacciò alla penna d'una saetta e li sbalestrò destramente sopra al maggior vascello nel grembo della vela maestra. E soffiando il vento sopra quel fuoco divampò quasi all'istante un tale incendio, che fattasi tutta una fiamma di vele, di sartie, e di scale rapidamente stridenti tra quelle materie aride e impegolate, non vi fu alcuno che ardisse o potesse montare a spegnerlo. Per ciò, sbigottiti i marinari, restò la nave istessa poco dopo presa d'assalto, e tutto il barchereccio di sua conserva o sottomesso o disperso o. L'Amiani nella storia di Fano riporta i capitoli pei quali le milizie pontificie ebbero il di seguente il dominio della città.

1164.

X. – La vittoria conseguita a Fano represse non solo l'ar. dimento della casa Malatesta, ma insieme ad altri rovesci debilitò talmente il partito angioino, che il pretendente fu costretto a ritornarsene in Francia in povero stato, e rimasto il re Ferrante nel possesso del regno, si ridusse in pace ed assetto l'Italia. Per ciò al Papa parve tempo di muovere la cristianità contro il turco per ismaltire nelle guerre lontane gli umori acerbi che restavano ancora nel corpo delle milizie e dei baroni, e rimediare al tempo stesso con le armi alle ingiurie ed ai danni che il nemico orientale faceva alla Chiesa. Avevano poc'anzi i veneziani rotta la guerra coi turchi; ed era così succeduto quello che tutti prevedevano, cioè che la pace loro con Maometto non sarebbe stata di lunga durata, perchè non si poteva frenare la sua natura perfida e violenta dal tradire gli amici ed i nemici. Laonde poichè i mussulmani ebbero occupato senza ragione Argo ed alcune altre città e terre, che essi veneziani tenevano in Morea, ne venne, che a non voler perdere amichevolmente tutto il resto bisognasse dichiararsi nemici e venire alle armi. E fu tanto prosperoso il primo salto del lion di san Marco, che in breve tempo ghermì quasi tutto il Peloponneso. Questo ancora fece che Pio non solo ripigliasse le fila di quei decreti che si erano distesi a Mantova, ma di più si stringesse co veneziani, e stabilisse di mettersi con la persona sua nell'armata, facendo giudizio che in tal modo tutti il seguirebbero , e ne verrebbe unione e sforzo grandissimo per una crociata memorabile, alla quale sarebbero presenti i principi e il Papa. Con questo divisamento fece saper da per tutto che egli anderebbe in Ancona a prendere il passaggio, e che in quel luogo aspetterebbe principi e popoli, ed ogni capitano e soldato che volesse seguirlo, purchè avesse ciascuno seco il modo di vivere per diciotto mesi. Intanto apprestava l'armata, non già delle galere e navi di Calisto terzo, che non se ne trova più vestigio, ma di altro naviglio, che furono cinque galere armate d'anconitani ben in ordine per navigare e combattere o. Altrettante cavate da Civitavecchia, ed altre comprate a Pisa, per le quali andò il cardinal Fortiguerri che doveva portarle ad Ostia, imbarcare i crociati di Roma, e con le veterane milizie pontificie che avevano cacciato l' angioino, e fatto brullo il Malatesta, tirare ad Ancona o. Altre due galere furono apprestate dai ferraresi sotto Rinaldo ed Alberto da Este fratelli del duca, con altri molti gentiluomini di quella provincia o : i bolognesi accattarono ed armarono altre due galere, e vi mandarono di loro gente i migliori della casa Malvezzi, Manfredi, Gozzadini, Dolfi, Beccaria ed altri molti o. Disposte con molta sollecitudine tutte queste cose il Papa uscì da Roma il diciotto di giugno accompagnato da infinito popolo, e da alcuni reggimenti di scelta milizia: a ponte Molle il corteggio s'accommiatò, i soldati continuarono la marcia sino ad Ancona, e Pio vecchio ed infermo, per manco travaglio, con una bella e grande barca sul fiume navigò contr'acqua tutta la vallata della Sabina, sino ad Otricoli. Le ripe nel suo passaggio si coprivano di spettatori, che lacrimando chiedevano ogni benedizione al pontefice pellegrinante, e poi echeggiavano di voci altrettanto amorose le vette dell'Appennino che ebbe a valicare in lettiga per ridursi ad Ancona o. Allorchè Pio II passò da Fuligno uscì di zecca in quella città una medaglia, la quale quanto manifestamente risguarda la crociata, tanto è rarissima, ed a tutti i commentatori della numismatica pontificia sconosciuta, comechè non coniata a Roma. Mi venne fatto trovarne un esemplare inciso in rame tra le carte del cardinal Borgia, donde ho tratto la copia seguente o.

58. GonELLINUs. Comment. Lib. XII. Francof. p. 318. 319. - Roma p. 585. CRoNACA DI BologNA. S. R. I. Tom. XVIII. p. 753.

SARACINI. Storia d' Ancona. p. 273.

MURAToRI. Annali d'Italia 1462-1463.
PiEtRo MARIA AMIANI. Memorie storiche della città di Fano. T. I. p. 433.

59. Quantunque il Saracini e gli altri d'Ancona non facciano menzione di questo fatto e di tanti altri, nondimeno e dimostrato ad evidenza per la testimonianza ripetuta in più luoghi dal SeNATom DoMENIco MALIPIERo, Annali Veneti. ARCH. Ston. ITAL. Tom. VII. Parte I. pag. 29. e 31. GoneLLINo citato. Ediz. Rom. Lib. XII. pag. 623. 60. JAconus AMMANATI seu CARDINALIs PAPIENsis. Epistolae 33. 34. 41. in-fol. Francoforte 161 4. RAY NA Lous. Ann. 1 4 64. n. 31. 61. D1ARIUM FERRARIENsE. S. R. I. Tom. XXIV. p. 209. 62. CaoNACA DI BoLoGNA. S. R. I. Tom, XVIII, p. 757.

Nel campo piccoletto della medaglia volendo l'artista esprimere la spedizione navale e il viaggio del Pontefice che doveva condurla da ponente a levante per la guerra sacra, ingegnosamente ha disegnato sul mare una nave che mette la prora e la poppa ai lembi estremi dell'istesso campo, però come se scorresse a diritta che nelle carte di navigare è il posto di verso levante: sul cassero in poppa sta Pio seduto che guarda l'oriente, veste l'abito pontificale, con la sinistra sostiene la bandiera della crociata, e leva la destra a benedirla: di rincontro a lui sopra un altare è collocato il calice e l'ostia Eucaristica, secondo l'antico costume, che i pontefici oggidì ritengono ancora, di portarla riverentemente nei loro viaggi; e quivi presso un cardinale a mani giunte in orazione: lungo il bordo della nave si legge: – Pio II pontefice nell'anno settimo: – ed attorno al perimetro, cominciando dalla punta del triregno, sta scritto: – Levisi Iddio, ed i suoi nemici siano dispersi. – Dall'altra banda comparisce in mezzo la croce tra i santi apostoli Pietro e Paolo in tutta figura abbasso lo stemma papale, che è in campo d'argento una croce d'azzurro caricata di cinque lunette, e in giro la leggenda: – Vendica tu, o Signore, il sangue versato per te. – Donde risultano manifestamente il tempo, la persona, e tutte le ragioni del fatto, rincalzate per via di segni e di parole sino a mostrare quanto gli animi fossero caldi per le ingiurie ricevute e per la speranza di ripararle. Ma nel mezzo tempo che il Papa viaggiava, le cose della crociata scadevano: imperciocchè sebbene fossero già convenuti in Ancona non solo da ogni parte d'Italia, ma anche d'oltremonte e di varie genti e nazioni i cristiani crocesegnati per il passaggio, tuttavia non si era mosso alcun principe o capitano che potesse contenere ed ordinare quelle masse eteroclite: quindi gli uomini predetti venuti a caso, a venti e trenta, senza condottieri, senza ordine, e senza danaro (cosa vietata esplicitamente dal pontefice o ) cominciarono a produrre confusione, dissidio, e carestia; alle quali cose aggiungendosi l'impazienza degli indugi, e le dicerie che in tali occasioni si fanno, risultò uno scoraggiamento tanto grande, che non ancora era arrivato Pio al luogo di convegno, quando già buona parte di quei crociati, che avrebbero formato un buon esercito se avessero avuto capitani di riputazione da tenerli in quiete e disciplina, disperati e senz'arme sfilavano di ritorno alle case loro. Pio udito quel disordine, spedì in diligenza alcuni cardinali di maggior animo in Ancona, ma fu rimedio tardo e inefficace per le cose ridotte a mal termine; così che più il Papa andava avanti, più gente trovava a venire in dietro. Egli se ne afflisse, mutò colore, divenne pensoso e taciturno; e quel cordoglio, visibile ai suoi famigliari per segni esteriori, accelerò la sua morte. Niente di meno proseguiva nel viaggio: e mentre l'augusto pellegrino era costretto a celarsi dietro le bandinelle della lettiga per non mostrare nè vedere facce scorate, allora appunto tutta l'Europa riguardava verso Ancona sopra di lui: e quale spettacolo nel vero potrebbe pensarsi così interessante per la cristianità come quello di vedere il padre comune dei fedeli che affrontava i pericoli della guerra e del mare per andare in lontane contrade a vendicare l'umanità oltraggiata, infrangere le catene degli oppressi, preservare l'occidente dalla barbarie, e visitare i suoi figli nella loro afflizione? Perciò le genti che nel di sedici luglio restavano ancora in Ancona gli vennero incontro, pregando per il buon successo dell'impresa, e ricevendolo in trionfo dentro le mura, lo salutarono come liberatore del mondo cristiano. Non si era quasi ancora adagiato il Papa nel suo appartamento entro il palagio vescovile al monte di san Ciriaco, che arrivarono pressantissime lettere e ambasciadori di Ragusa, antica e nobilissima città libera di Dalmazia, i quali rferirono che il Turco avesse condotto uno esercito numeroso ad una giornata di cammino da quella città, e mandato a dire in senato, che dovessero sciogliere incontamente ogni patto di crociata col Papa, disarmare le due galere che erano allestite per Ancona, pagare un tributo, e dare gli ostaggi, altrimenti aspettassero l'assedio e la distruzione. Gli oratori di Ragusa chiedevano soccorso, milizie, danaro e vittovaglie trovandosi la città in gran pericolo. Il Pontefice, allora dallo abbattimento suo rilevandosi, rispose con grand'animo agli ambasciatori esser pur felicemente venuta la occasione tanto desiderata per determinare il principio della impresa ed il luogo ove metter le mani all'opera; avrebbe raunato il maggior numero delle galere, ed insieme con quelle sarebbe esso stesso passato in Ragusa, la città forte riceverebbe senza contrasto i soccorsi dal mare, la sola sua presenza in quel luogo basterebbe a sciogliere l'assedio, o almeno la fama di questo fatto diffusa nel mondo commove

63. STEFANo INFEssURA. Diario Romano. S. R. 1. Tom, III. Part. II. p. 1139. JoANNEs ANToNIUs CAMPANUs. Vita Pii II. S. R. I. Tom. III. Part. II. p. 970. LEoDRIsIUs CRIBELLI. De expeditione Pii II. in Turcas. S. R. I. T. XXIII. p. 21. JAcoBus AMMANATI. seu Card. Papiensis epist. 41. – et Comment. Lib. I. RAYNALDUs. Ann. 1464. n. 36. MoNsTRELET D'ENGUERRANT. Chroniques. in-fol. Parisiis 1572. Part. III. p. 136. DoMENIco MALIPIERo. Annali Veneti. – ARc. SToR. ITAL. Tom. VII. Part. I. 64. Pius II. Pont. a. VII. - Exurgat. Ds. et. dissipentur. inimici. ejus. -(Psal. 67. v. 2.) Vindica. D. sanguinem, qui. pro. te, effusus. est. (Apoc. 6. v. 10. )

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65. CARD. PAPIENsis. cit. Comment. Lib. I. pag. 357.

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