Abbildungen der Seite
PDF
EPUB

miamo la tua persona di grazie e di onori. Quindi noi, pigliando nel signore speciale fiducia della stessa persona tua piena di ingegno e di destrezza negli affari, e ornata di tanti altri meriti e virtù, come pure sperando che tu eseguirai con prudenza e fede ad onor nostro e della romana Chiesa tutte quelle cose che noi stimeremo confidare alla provvidenza tua, noi per le presenti e per tutto il tempo che dura il beneplacito nostro e della sede apostolica ti facciamo, nominiamo e deputiamo provveditore della fabbrica delle galere pontificie da costruirsi per far la guerra al turco, con quella provvisione e salario che noi destineremo, e con tutti quelli emolumenti, onori, e pesi consueti che all'ufficio si conoscono appartenere : quindi per autorità apostolica e per tenore delle presenti ti concediamo facoltà, potere, e presidenza di fare, disporre, ordinare, comandare, ed eseguire tutto quello che spetta al libero esercizio della predetta provveditoria, cioè di arrollare i fabri, i calafati e tutti gli altri operai, ministri, ed ufficiali di qualunque stato o condizione per l'opera della istessa costruzione, deputati o da deputarsi, tanto in genere che in specie; e ciascuno di quelli ai lavori opportuni come a te parrà più utile per la detta fabbrica deputare, scrivere, collocare, e sollecitare; medesimamente discacciare gl'inutili e gl'inetti, e condurne o pigliarne altri idonei; ed a tutti e singoli nel tempo debito pagare e soddisfare, o far pagare e soddisfare le fatiche, il salario, i servigi e le mercedi; i conti e le ragioni, tanto dei predetti uomini che di ogni altra cosa spettante alla fabbrica predetta di qualunque generazione e maniera, registrare al libro d'introito e di esito, ritenerle, e notarle secondo l'uso in particole staccate; e tutte le cose per singula opportune e necessarie al fine predetto fare, disporre, curare, ordinare, comandare , commettere ed eseguire. Al tempo stesso noi ingiungiamo a tutti e singoli cui spetta, che a te nelle cose concernenti l'ufficio predetto obbediscano, e si sottomettano , e ti prestino aiuto pronto, consiglio conveniente, e favore opportuno. Vogliamo poi che prima di cominciare l'esercizio del nominato ufficio tu, per esercitarlo fedelmente, debba prestare nelle solite forme il giuramento nelle mani del venerabile fratello nostro Giorgio vescovo di Losanna vicecamerlengo. Or su dunque mettiti al regime dello stesso ufficio con tale prudenza, fedeltà, e sollecitudine che dappoi possiamo noi giustamente proseguire a conferirti grazie più copiose. Dato a Roma, presso a san Pietro nell'anno della salutifera incarnazione 1457, ai diciotto di decembre, e del nostro pontificato anno terzo. – De Curia. Giovanni de Cichinis ». Così dunque duravano anche nel terzo anno i lavori di naval costruzione come erano nel primo cominciati, ed il pontefice Calisto, anzi che smettere di efficacia e di sollecitudine, sempre più rincalzava gli ordini dell'armamento, tanto più che gli venivano anche dall' Albania pressantissime domande di soc. corso. Imperciocchè volendo Maometto in qualche modo ricattarsi della sconfitta ricevuta l'anno innanzi a Belgrado, rivolse nel cinquantasette l'animo e l'esercito suo verso l'Epiro per opprimere in quel luogo Scanderbeg, il quale sebbene non vacillasse al colpo di così gran guerra, tuttavia nè anche tralasciava di chiamare gli aiuti dai collegati, e principalmente dal Papa. E poichè di questo uomo grande ho fatto menzione e dovrò poi scrivere i soccorsi ch' egli ebbe dall'armata papale, stimo dover quì adesso ricordar chi egli fosse, e come a tanta fama di marzial bravura e a tanta nimicizia dei turchi venisse. Scanderbeg, ultimo eroe della Macedonia, ebbe i natali da Giovanni Castriotto principe dell'Epiro, e fu al battesimo chiamato col nome di Giorgio. Quando Amurat imperadore invase il suo paterno castello egli era ancor giovane, e dolorò al dolor di suo padre ridotto a servir sotto tributo, vide la desolazione della reggia sua casa, ed i fratelli confusi tra la folla degli schiavi. Ma Giorgio piacque al sultano, che dopo averlo iniziato per violenza alla superstizione maomettana volle nudrirlo in palagio, e averlo seco alla guerra, nella quale acquistò tanta fama che prestamente ascese ai primi gradi della milizia e fu soprannomato Alessandro il grande, che in lingua turchesca dicesi Scanderbeg. Intanto Giovanni orbato dei figli e oppresso di amaritudine finì il corso di sua vita; dopo di che Amurat si liberò dagli eredi col veleno, fece occupar Croia la capitale dei castriotti, e lasciò in vita solamente Giorgio dal quale non pensava giammai doverne risentir molestia. Ma questi nel profondo del cuore fremente a così grande oltraggio coprì l'indignazione

sino al 1443, e quando il turco ruppe la guerra in Ungheria, colto luogo e tempo opportuno, voltò la faccia, si dichiarò cristiano, venne al possesso degli stati suoi, e prese contro gli oppressori quella spada che non doveva deporre mai più sino all'estremo respiro. Scanderbeg alle doti d'una intelligenza rapida e chiara univa la robustezza delle membra, ed il coraggio indomabile, pel quale riscosse dal letargo i prodi albanesi, e oppose uno dei maggiori ostacoli alla marcia conquistatrice dell'imperio ottomano o. Preparandosi pertanto la guerra contro al predetto campione del cristianesimo, stimò debito suo papa Calisto di sostenerlo: quindi gli fece toccare una grossa somma di danaro, ed all'entrante di settembre spedì da Roma con altre otto galere Gabriele Borgia suo nipote, affinchè gli portasse soccorso, e al tempo stesso scriveva allegato, che dovesse aiutarlo con tutta o con parte dell'armata, in siffatta maniera però che le stazioni dell'arcipelago non restassero abbandonate, nè il principe oppresso, prima che giugnessero i nuovi rinforzi, ch'egli già stava al punto di spedire o. Intanto invitava i principi della cristianità ad un congresso in Roma, così che per mezzo di loro ambasciadori il re di Napoli, il duca di Milano, i genovesi, i fiorentini ed i veneziani convenissero a tutto decembre del cinquantasette; il re di Francia e quel di Sicilia, i duchi di Borgogna, Brettagna, e Savoja alla fine di gennaio del cinquantotto; e gli oratori dell'imperadore, dei principi di Lamagna, e dei re d'Ungheria, Bosnia, Danimarca, Svezia, Inghilterra, Scozia, Polonia, e Portogallo alla fine di febbraio. Le lettere e le risposte correvano dagli estremi confini d'Europa insino al Vaticano: tutti davano buone parole, e Calisto infervorato nelle pratiche, misurando gli altrui sentimenti dai propri, confidava poter con un gran colpo infrenare per sempre gli infedeli. Tuttavia la raunanza di tanti messaggeri metteva le cose sossopra: a udirli era una gara generale per abbassare il turco, ma in fatto ciascuno lasciava agli altri il carico della giostra, e niuno si moveva se non quelli che non potevano star fermi col nemico a casa, da papa Calisto in fuori, che, quantunque lontano dal pericolo, pure desiderava a pubblico beneficio salvar l'Europa dall'imminente rovina. Tanto egli spese, che se la cristianità non avesse sopperito, giammai l'erario suo pubblico o privato non poteva bastare alle continue largizioni, a Scanderbeg, al re di Bosnia, agli ungheresi, ai polacchi, ed ai greci, sia per la spesa di guerra, che per sostenere in oriente e in occidente quei tapini, cui la rapacità dei turchi non aveva lasciato altra cosa che la fame. Tuttavia anche da questo capo gli vennero accuse e molestie; le quali affinchè meglio s'intendano con quella solenne confutazione, ch'egli fu costretto a darne in pubblico, metto qui volgarizzata la sua lettera all'imperadore rispetto a questa materiao. «– È venuto egli dice alle nostre orecchie un rumore di sussurroni che schiamazzano in Germania, come se noi facessimo storsione di pecunia: e questi tali che parlano in simil guisa oltraggiano al paro la persona nostra e la verità. Niente mai a nome nostro è stato tolto ad alcuno che abbia ricevuto benefizi ecclesiastici, niente domandato, niente ottenuto ; fuorchè le annate, secondo gli antichi diritti. Se poi qualcuno ci ha offerto spontaneamente alcun sussidio di danaro per la guerra congl'infedeli non lo abbiamo ricusato, e nè anche potevamo in così grande necessità del cristianesimo ricusarlo. Nondimeno quella pecunia da qualunque parte venuta non la usurpiamo per godercela, non l'accumuliamo negli scrigni, non la impieghiamo in gioielli, non la consumiamo in delizie: ma la paghiamo per il pane e per lo stipendio dei soldati, e per la difesa dei cristiani che sono oppressati dalla perfidia degl'infedeli. Portiamo dispendio enorme e continuo, anzi ogni giorno maggiore: spesso bisogna rifornir la cassa all'armata nostra d'oriente; sovente agli albanesi del fortissimo campione Scanderbeg ; poi ci costano gli oratori nostri che viaggiano in ogni parte; e mandiamo danaro a questi, e a quelli, nella Grecia, e nel

i 1. MARINUs BARLETUs ScodRENsis. De Vita et rebus gestis Scanderbegi praeclarissimi epirotarum principis. in-fol. Roma, senza anno; ma certo del principio del secolo XVI.

Item ext. in Chronico Turcico, seu Collectione rerum et historiarum. ad ipsos pertinentium edita a PHILIPPo LeoNICERo in fol. Francofurti ad Maenum. 1578.

42. RAYNALDUs, Ann. 1457, n. 20. ad 34.

[ocr errors]

l'Asia, in soccorso di tante famiglie che sono fedeli e disertate. La pecunia ch' è uscita dalle nostre mani ha prodotto quei buoni effetti onde la Germania si allegra: in Ungheria presso a Belgrado per essa sono state rotte le corna al turco, e quel potentissimo esercito, che minacciava le catene all'Allemagna e all'Italia non solo, ma anche alla Francia e alle altre nazioni, è stato disperso: per essa ha voluto Iddio scampare il popolo suo dalle fauci del crudelissimo dracone. La nostra armata in oriente, da noi mantenuta, difende Rodi, Cipro, Metellino, Caio e tante altre isole cristiane, che senza un tal presidio non avrebbero potuto resistere lungamente all'armata del turco sempierna infestatrice di quei mari. Più ancora proficuo e glorioso beneficio Iddio ci ha compartito, che non solo il nostro legato e l'armata nostra per loro prudenza e valore hanno preservate e difese le terre predette, ma ancora ne hanno occupate molte altre, liberandole dalle mani degli inimici. Ultimamente poi usciti a battaglia contro l'armata del turco, che voleva molestare le isole nostre, l'hanno potentemente investita, sconfitta, e rotta, e sono riusciti a conquistare molti vascelli. Senza i nostri soci corsi e senza il nostro danaro sarebbe giù caduta l'Albania . . . In queste cose noi facciamo larghezza . . . non per gloria nostra. . . ma per l'onor di Dio, e per la salute del popolo cristiano ». Parole così nitide scusano ogni distillamento d'esposizione; anzi servono di epilogo ai fatti narrati sin ora, e contengono le ragioni di quelli che seguono.

1458.

VII. – Imperciocchè venuto il nuovo anno maggiormente incrudeli la guerra contro Scanderbeg, nella quale Maometto oltre alla forza delle armi adoperò le pratiche dei tradimenti: e se Scanderbeg non fosse stato quell'uomo ch'era, o non avesse ricevuto i soccorsi del Papa, certamente cadeva, ed apriva ai nemici non solo le porte della sua capitale, ma anche la strada più facile e breve per traghettarsi in Italia. Era stato Giorgio dall'esercito turchesco più volte percosso: e quantunque si fosse sempre animosamente rilevato, tuttavia i suoi capitani e baroni, quasi disperati della vittoria, cominciavano ad ascoltare le insidiose proposizioni di Maometto, che offeriva grandi mal

« ZurückWeiter »