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Costantinopoli nella predetta congiuntura di tempo, di luogo, e di modo, che gli scrittori della sua vita gliene attribuiscono il merito, come se fosse dal mar Nero penetrato nel Danubio, ed avesse egli stesso con la sua persona e con le navi pontificie combattuto e vinto presso quella città o. IV. – Tutta l'Europa, che non aveva concorso alle fatiche ed ai pericoli della guerra se non con le oblazioni e col pensiero, rese a Dio grazie infinite della sua liberazione e del trionfo conseguito per le armi degli ungheresi e dei romani: la Chiesa celebrò nel sacro rito quella giornata, che la rese vincitrice dei suoi più crudeli nimici, e nell'ordinamento liturgico il Pontefice rilevò a maggior solennità la trasfigurazione del Salvatore sul monte Tabor, perchè i fedeli non solo richiamassero a memoria i benefici ricevuti dall'Altissimo nella vittoria di Belgrado, ma con fede maggiore riguardassero pure alla divinità del Redentore quando i maomettani sforzatamente contendevano di calunniarla o. Dappoichè l'armata nostra ebbe festeggiato alla vista dei nemici l'insigne vittoria, dette mano a cavarne il maggior frutto: e siccome aveano i turchi nelle precedenti scorrerie sottomesse quasi tutte le isole del mare Egèo e del Jonio, e le terre contigue a quelle marine devastate con ogni sorta di rapacità, così il patriarca imprese a ristorarle dai patiti disastri, e riscuotere tutti quei cristiani che vivevano nel servaggio. Navigò per tanto in quelle parti, sbrattò il mare dai legni nemici, fece sicuro il regno di Cipro e l'isola di Rodi, espulse gli inimici da molte castella ed isole minori, ed a guisa di folgore rapidissimo sbarcate le fanterie e dato l'assalto alle fortezze di Lesbo, Stalimene, e Naxo, le prese e le ritenne per tutto il tempo che durò il pontificato di Calisto. In quel primo impeto di riscossa più che centomila cristiani ebbero sciolte le catene della barbarica schiavitudine per le mani dei soldati papalini o. Con queste notizie rilevantissime attestate dagli scrittori contemporanei latini e greci, che ho prodotto nella nota, terminarono le operazioni della campagna nel 1456. Tuttavia prima di ridursi ai quartieri d'inverno il patriarca, da quel uomo pratico di milizia ch' egli era, non si contentò di avere in ogni parte prostrata la potenza dei nemici, ma fattosi padrone del campo, distribuiti i presidi e le guardie nelle piazze conquistate, e congiunte insieme per legamento strategico le corrispondenze reciproche delle isole, così che egli potesse rapidamente intendere le novità, portare i soccorsi ove bisognasse , e percuotere il nemico se facesse insulto, andò con la maggior parte dell'armata a stabilire il suo quartier generale nell'isola di Rodi, ove, oltre all'ospitalità del gran maestro, ritrovava capace stazione e sicura alle sue navi, arsenale acconcio per raddobbarle, e ciò che potesse essergli necessario a continuare l'impresa: quivi ripose le vittovaglie, fece i magazzini, piantò l'ospedale, mentre le galeazze grandi e le navi tessevano il mare da Rodi a Civitavecchia tenendo viva la corrispondenza e portando i rinforzi di gente e di provigioni all' armata. Intanto a sua devozione si tenevano l'isola di Lesbo nell'estremità superiore dell'arcipelago, spartita dai greci in più che cento villaggi, grande al doppio di Chio, e patria dei primi maestri della greca armonia: Lemno detta anche Efestia, cioè isola di Vulcano, che secondo la teogonia pagana venne con un calcio di Giove trabalzato dal cielo a caderle in mezzo, aveva settantacinque villaggi abitati da un popolo ricco e laborioso: Naxo nell'arcipelago con un circuito di cento miglia la più fertile e più grande di tutte le Cicladi, chiamata Dionisa ad onore di Bacco quivi nutrito, celebre per la bellezza dei marmi bianchi, e per la pinguedine delle pianure, contornate da boschi di ulivi, di aranci e di granati. Ed è mirabile come questa isola, che in ogni tempo fu considerata utilissima a chi guerreggia in oriente, venisse prontamente conquistata dall'armata nostra, mentre che i persiani negli antichi tempi a stento l'ebbero con una flotta formidabile di dugento vele, e nel tempo più vicino la flotta francese sotto a Filippo di Cleves vi si consumò inutilmente; e con poca riputazione dovette perderci due navi, compresa l'almirante, e sciogliere senza alcun vantaggio l'assedio o,

29. Vedi sopra gli Autori citati alla nota n. 22. 23. e appresso n. 49. 30. RA INALDus. Ann. 1457. n. 73. PAgius in notis ibid. S. ANToNINo. Parte III. Tit. xxII. cap. X1v. CIAccoNio. Vitae Pont. Tom. II. p. 982. BARoNIo. Al Martirologio 6. Agosto. Voglio notare di più, che si trova memoria della festività della Trasfigurazione, non tanto solennemente celebrata, sin dall'anno 1219. MEMoRIALE PoTestATUM REGIENsIUM. S. R. I. T. VIII. p. 1097. B. – Anche il rintocco della campane al mezzodì fu introdotto da papa Calisto perchè i fedeli orassero per lo stesso oggetto. 31. DucAs MIch AELIs DUCAE NEPotis. Histor. Bizantina edita a BULLIALDo. in fol. Parisiis 1649. p. 191. Nomina le isole conquistate dalle galere del Papa; Lesbo, Lemno, Imbro, Samotracia, Chio, e Taxo, oltre la protezione di Cipro e di Rodi, GoBELLINUs JoANNEs. Comment. Pii II. in-fol. Francofurti 1614. L. VIII. p. 205. MARIN SANUTo. S. R. I. Tom. XXII. p. 1159. Bosio Giacomo. Storia Gerosolimitana. T. II. p. 250. AENeAs Silvius. Epistola Martino Mayer juris interpreti etc. ext, in Appendice ad Comment. Jo. GoBELLINI edit. Romana 1584. in-4. p. 668. RAYNALDUs. Ann. 1456. n. 50. MURAToRI. Ann. 1450, in med.

Le novelle pertanto di questi nobilissimi acquisti tenevano lieta la città di Roma, e più di ogni altro il Pontefice, che si consolava nell'adempimento del suo voto, e prendeva animo a maggiori speranze per il tempo a venire. Replicava con le sue lettere ed aggiugneva stimoli novelli alla coscienza dei governanti e dei governati, esclamando: « Possenti ungheresi, magnanimi alemanni, che s'indugia? Che si attende? . . Avete con voi l'armata nostra i cui gloriosi fatti risplendono sulle marine d'oriente : la nostra armata verrà crescendo; avremo altri ajuti, aspettiamo i soccorsi di Portogallo; se starete forti in arme a continuare l'impresa, vedrete la ultima prostrazione dei vostri più crudeli nemici o o. Al tempo istesso faceva costruire altre galere, ed una galeazza grandissima alla fine dell'anno compiuta mandava a Rodi piena di soldati, di vittovaglie, di munizioni e di armamenti. In una lettera al re di Francia scriveva, che la galeazza costruita a sue spese e nel suo stato fosse tal nave, che non avesse per quei tempi l'eguale, nonchè la maggiore in tutti i mari o.

1457.

V. – Mentre che queste cose in questa maniera si travagliavano venne il tempo della buona stagione nell'anno mille quattrocento cinquantasette, che l'armata doveva uscir nuovamente al corso; e poichè il patriarca aveva già confortato i cristiani nell'arcipelago, deliberò rassicurare anche gli altri dispersi nelle parti più rimote dell'oriente, i quali avevano tutti insieme rivolto gli occhi alla persona sua, come quella che per vigilanza e prontezza era stimata comun ausilio del cristianesimo. Prima però di partire da Rodi scrisse una letterina al signore di Sermoneta, Onorato Caetani, che per essere inedita, e dar più luce a questi fatti, giacchè migliori relazioni non trovo, metterò quì volgarizzata come segue o. «Magnifico signore compare, ed amico nostro carissimo. Dopo i saluti, eccetera. – Dello stato nostro e delle cose occorrenti in levante non vi scriviamo, perchè Antonio da Bassiano vostro servitore e vassallo vi porterà la presente ed avrà cura di darvi conto d'ogni altra cosa senza risparmio. Intanto abbiate per raccomandato assai fortemente a voi il predetto Antonio, perchè è uomo prode , ed ha fedelmente militato nella nostra armata. Finalmente vi preghiamo a scrivere qualche volta, e farci sapere qualche cosa della salute vostra, come è nostro desiderio. State sano. Da Rodi dodici aprile 1457 – ». Gran danno che le particolari notizie contate da Antonio siansi in questo modo perdute. Tuttavia per altra parte rimane accertato, che la squadra papale uscita da Rodi si rivolse alle spiaggie della Cilicia, sulle quali più volte ed in più luoghi fece lo sbarco, arrecando ine stimabile conforto ai cristiani che quivi erano, ed offerendo ogni comodità a chiunque volesse quindi migrare con le famiglie e le sostanze; spesso anche venne alle mani in terra e in mare co' nemici; e al modo istesso scorse le marine del Ponto, della Siria, e per sino in Egitto, facendo bene in ogni parte o, e finalmente si ridusse a spalmare in Cipro. Erano allora all'armata due giovanetti spagnuoli nipoti del Papa, l'uno dei quali aveva nome Vitale di Villanova, e l'altro Gherardo di Castelverde, ambedue mandati a navigare sotto gli ordini del patriarca, affinchè avessero opportunità di fare alcuna bella ed onorata azione, e divenissero uomini benemeriti e prodi. Ma costoro, o che soverchiamente fidassero nella protezione dello zio, o che fossero in qualche modo provocati dai cipriotti, o che l'avarizia gli stimolasse, passarono a saccheggiare alcuni casali dell'isola. Per la qual cosa il cardinale Scarampo, che non era uomo da tollerare soprusi d'alcuno sotto qualunque mantello si ricoprisse, con memorabile esempio d'incorrotta giustizia li fece mettere in catena; e siccome di loro altro più non si legge, così stimo che per lo meno li cacciasse via dall'armata, a fine di riparar lo scandalo che ne sarebbe venuto ai cristiani, se quelli che dovevano per debito proteggerli si fossero impunemente e contro il diritto delle genti rivolti a molestarli, abusando del nome e della parentela più augusta e più riverita in ogni parte dai fedeli oo. Ma quasi al medesimo tempo, che le galere nostre dall'estremo confine del mediterraneo si ripiegavano inverso le isole dell'arcipelago, il turco di Costantinopoli, lusingandosi di fare un bel tiro nella assenza loro , mandò fuori l'armata sua di cento e sessanta vele, e sulla fine di luglio la spinse ai danni dei cristiani, sotto il governo di un suo uomo assai valente marino chiamato Ismail pascià. Tra le isole che abbiamo già detto essere state ritolte al turco era quella di Metellino, chiamata anticamente Lesbo, e famosa non solo per esser patria della poetessa Saffo, e di altri molti uomini chiarissimi nelle arti e nelle scienze, ma anche come metropoli delle città Eoliche e di tutta la Troade. Nel secolo decimoquinto avevano i turchi più volte funestato quell'asilo di pace, ma più d'ogni altra invasione riuscì per i lesbiani pericolosa insieme ed onorata quella che fece Ismail pascià nel mese d'agosto del cinquantasette. Costui comparve improvisamente a Metellino, sbarcò le milizie, e venne all'assedio del castello. Aveva il patriarca lasciato in

32. Bosio GIAcoMo. Stor. Geros. citat. Tom. II. Lib. XVI. in princ. p. 548. RAYNALDUs. Ann. 1501. n. 81. 83. 33. CAListo. III. al cardinal Giovanni di S. Angelo legato in Ungheria, dato da Roma a di 31. Decembre 1456. RAYNALD. Ann. 1456. n. 50. 34. RAYNALDUs 1457. n. 1. – et 1456. n. 50. in fine. « In prasentiarum solemnem Galeatiam hic per nos factam, cui forsan similis in mari non reperitur, cum pecuniis, armis, grano, et aliis munitionibus emisimus ». AENEAs SrLvi Us, ep. 295.

35. L'originale di questa, e di altre due lettere del cardinale Scarampo che metterò fuori in questo libro, si conserva nell' archivio dell'eccellentissima casa Caetani : ne ho tratto copia per gentil permissione di S. E. il duca don Michelangelo, e per opera dell'erudito archivista Antonio Carinci.

36. GonelliNus. Comment. Lib. VIII. edit. cit. 1614. p. 205.

27. RAYNALDUs. Ann. 1457 n. 1. in fine.

AENEAs Svlvius. Epistola 282. Joanni cardinali sancti Angeli, ex Urbe die 4. Julii 1457. in fine. Edizione in-4. Norimberga 1486. pag. 141. - Il Raynaldi cita l'epistola di Enea Silvio n. 269. forse per errore, perchè quivi non si trova bricciola di questa materia; si bene nella lettera da me citata, che dice così : « Camerarius Legatus 0rientis duos Papae nepotes in vincula conjecit, qui Cyprum populati fuerant ».

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