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VILLE DE
LYON

PRATO
PER I F. GIACHETTI

MDCCCXXVI.

VILLE DE LYON
Bibliotb. du Palais des Arts

DEL TRADUTTORE ITALIANO.

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Per quanto la nostra Italia sia stata sem-
pre feconda di genj sublimi in ogni branca
delle scienze , in ogni ramo delle umane co-
gnizioni, come lo è tuttora , e sovrabondi per:
conseguenza di Opere eccellenti da essi in
quelle prodotte , pure si è ella compiaciuta
in ogni tempo di apprezzare anche le Opere
insigni degli Autori delle straniere nazioni
in materie di scienze, e di letteratura , ed
ha avuto cura di quelle far riportare nel
proprio idioma dai suoi più abili figli , quali
ben di genio sonosi a ciò prestati , all og
getto che trarne potesse profitto ľ intiera
nazione , sapendo aver essa tutto il diritto ,
ed anzi un tal qual obbligo di valersene, per
la ragione che gli scrittori tutti hanno avuto
sempre ed hanno certamente il doveroso sco-
po in mira di rendere utili le loro fatiche al
genere umano in generale, e non mai alla
loro respettiva nazione esclusivamente : sag.
gio inyero , e lodevole divisamento, perocche

VILLE DE LYON
Biblioth. du Palais des Arts

se si accomunano in una nazione tutti i lumi e le produzioni dello spirito a reciproco vantaggio, considerandosi tutti glindividui di essa coine membri di una stessa famiglia, devon del pari accomunarsi fra le colte nazioni tutte , mentre devon pur queste esser riguardate quali porzioni dels intiera sociul famiglia sparsa sul globo che noi abitiamo

Assai importante mi è sembrato per questo che non debba l'Italia csser più a lungo priva della traduzione del tanto grazioso, ed insieme sublime poema inglese delle Stugioni di Tompson. Io avevo già da molto tempo scolpita di esso nella mente la più vantaggiosa idea, avendolo veduto tenere in sommo pregio, non dallo spettatore inglese soltanto, ma da scrittori anche insigni di altre nazioni, onde aspettavo leggerlo un giorno trasportato nel nostro idioma; ma avendo veduto non esser ciò, a mia saputa, stato fin qui effettuato da veruno dopo il lasso di molti anni, mi determinai di supplirvi io stesso.

Io ho avuto luogo di trovarmi contento di questa intrapresa, poichè tanto è dilettevole tal poema , ch' egli è riuscito, durante il tempo in cui ho potuto occuparmene ,

e

و

و

rimuovere dal mio spirito la trista melanco. nia, cui la mia avversa fortuna mi rese sogo getto fino dai mici più teneri anni. Si, questa malefica divinità cominciò u maltrattar'mi fin da quels epoca. Il mio poema , l' Ilzfelicità , pubblicato in Livorno dlai torchi del Masi nel 1788, qualunque egli sia , fa di ciò piena fede. Ma assuefatto agli ostili trattamenti di questa Den stravagante e che pricciosa , e incoraggiato dai segreti impulsi dell onore e della virtù , ho potuto sempre con forte, sebben non lieto animo, respingerc i di lei attacchi , ed ho osato fin dileggiarla. Io le ho spesse volte ripetuto con Metastasio,

« Che speri, instabil Dea, di sassi, e spine

Ingombrando ai miei passi ogni sentiero ? « Ch'io tremi forse a un sguardo tuo severo? « Ch’io sudi forse a imprigionarti il crine?

a Serba queste minaccie alle meschine « Alme soggette al tuo fallace impero, « Ch'io saprei, se cadesse il mondo intiero,

Intrepido aspettar le sue rovine, ec. Frattanto mi vado vendicando di essa con adoprarmi a far qucl bene che posso agli altri ; ed in questa veduta un altro forte motivo, derivante dalla natura del poema

CC

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