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rimaner si facesse un vate cotanto singolare. Questi, che per la dedica fattane al cav. Spencer Compton ricevuto ne avea venti ghinee, prese coraggio e travagliò indefesso sull'altre sue Stagioni. Videro esse infatti la luce, quasi senza interruzione, l'Estate il 1727, la Primavera il 1728; e finalmente l'Autunno il 1730, in cui ne comparve l'intiera edizione coronata di un Inno a IDDIO creatore e moderatore delle medesime.

Intento dipoi a segnalarsi con altri carmi preziosi, accaduta nel 1727 la morte di Newton, fece in di lui elogio un poema, ove brillano, al par che in Lucrezio, le descrizioni più belle. Coll' altro, che intitolò la Britannia, e che termina con un canto alla Pace, animò i suoi nazionali a sostenere le loro ragioni nelle vertenze che per emulazione di commercio erano insorte circa lo stesso anno tra l' Inghilterra e la Spagna. Fe' pure la Sofonisba sua prima tragedia, di bene intesa morale e che, posta sulle scene, riportò lode ed applauso.

Ingegno sì raro dovea ognor cattivarsi la stima e la società dei più cospicui e riguardevoli personaggi. Non è però meraviglia che ancor le dame più culte e pregiate, la contessa di Hertford, miss. Drelincourt

mrs. Stanley ed altre facessero a gara per conoscerlo e per corteggiarlo. Ciò formava un duplice elogio per Thomson sfornito d'altronde di un personale avvenente, per essere troppo pingue e di meschina e bassa statura. Al primo aspetto compariva egli di un' aria melanconica e cupa; ma a poco a poco rasserenava con dolce allegria la seria e torbida fronte. In società numerosa era taciturno; ascoltava però gli altri con attenzione; e, trovandosi in mezzo ad amici di sensi conformi, davasi tutto in braccio ai più festevoli detti ed al più ingenuo ed amabile riso. La sua voce, i suoi sguardi esprimeano quanto sentisse nell'animo. Nell' udire o leggere qualche atto d'ingiustizia o di crudeltà, dava segni d'indignazione e di orrore. Invitato a recitare qualsivoglia breve poesia, l'animata maniera, con cui pronunzia vala, parea che la rendesse più bella. Ma nella lettura di Virgilio, di Milton o di Shakespeare, dei quali profondamente investivasi, metteva fuori una voce sommessa e indistinta. Le più scelte opere in versi ed in prosa, l'istoria naturale, per cui fece qualche collezione, l'architettura, la pittura e le più esatte descrizioni di viaggi erano i più diletti suoi studii. A questi consacrava sovente molte ore notturne, nel cui dolce

silenzio inventava ciò che poi andava perfezionando nel giorno. Le scene toccanti della campagna ed i celesti fenomeni fissavano sopra d'ogni altra cosa i suoi pensieri. Benchè ignaro di musica n'era trasportatissimo; ed in tempo di notte deliziavasi a udir l'usignolo, la cui soave armonia pareagli uniforme a quella del proprio suo cuore; ond'è che sovente nelle sue Stagioni i più belli encomii gli tesse. Tuttochè celibe per elezione, quanto però egli fosse dalla beltà e dall'amore colpito, appar chiaramente dai commoventi ritratti che in esse fa di più e diverse bellezze, ed in specie, nella Primavera e nell' Estate, dal ritratto della cara sua AMANDA, la quale ben si comprende che non fu un soggetto meramente ideale e poetico. Tali pregi rendeano chicchessia indeciso, se dovesse in lui amarsi più l'uomo od ammirarsi il poeta.

Uno peraltro dei più fervidi ammiratori di Thomson e del di lui poema sull'Inverno fu il D. Rundle poi lord vescovo di Derry. Egli presentollo al suo rispettabile amico il gran cancelliere lord Talbot, dal quale ottenne che Thomson destinato fosse per Mentore e compagno del proprio figlio Carlo Talbot nel viaggio che, ad istruzione di questo, gli fece intraprendere per tre anni

continui alle primarie città e corti di Europa. Fornito, com'era, il nostro Poeta d'u-na ricca suppellettile di cognizioni, non è difficile immaginarsi quanto col suo giovine alunno gustar dovesse ogni oggetto di letteratura e di arti belle. In Italia (oltrechè rimase invaghito della musica ed opera italiana, in specie dei drammi dell'immortal Metastasio) non mancò di studiare i sistemi ed i vari instituti religiosi e politici dei tanti da lui osservati governi. Tornato in Londra, faticò per due anni, e compose il poema della Libertà, ove, tra le altre virtù, fissa per base dell'edifizio sociale l'integrità negl' impieghi e la passione pel pubblico bene.

Lord Talbot, grato ai servigi prestatigli, conferì ad esso la carica di suo secretario dei brevetti. Questa, sebbene di poca importanza, gli era di lucro bastante al suo modo di vivere alieno dalla grandezza e dal fasto, e tutto dedito all' aurea mediocrità. La fortuna però, che mai non eragli stata amica sincera e costante, privollo ad un tratto dell' amato suo allievo, e poco dopo, col più acerbo dolore, anche dell' istesso. lord Talbot, compianto da tutta Inghilterra come il suo vero sostegno nelle turbolenze maggiori. Thomson, a sfogo del pro

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prio e del comune cordoglio, compose ed offerse alla di loro memoria un affettuoso poema. Lord Hardwicke, succeduto a Talbot, indugiò a conferire il vacante posto di secretario, sperando che egli supplicato ne lo avrebbe per la conferma.

Al contrario ei più non curossene; e, ripresi con maggior quiete ed impegno i privati suoi studii, scrisse l'Agamennone, sua seconda tragedia, la cui prima recita fu anche onorata da Pope, gran poeta e suo grande amico. Fece dipoi la terza tragedia Edoardo ed Eleonora, sul tema datogli da Federigo principe di Galles, a cui l'introdusse lord Lyttleton suo confidente, appassionato per Thomson e per le di lui poesie prima ancor di conoscerlo; ond' è che nella sua Primavera fa di Lyttleton, della di lui moglie Lucinda e della di lui villa d' Hagley la più graziosa pittura.

Di ordine espresso del medesimo principe compose pure il dramma la Maschera di Alfredo, ove con libertà e senza adulazione espose i doveri dei re, lo che fu di onor sommo al Mecenate ed al Poeta. Tancredi e Sigismunda, soggetto preso dalla novella di Giblas il Matrimonio di Vendetta, fu la sua quarta tragedia, e il Coriolano la quinta. Oltre queste poesie i due

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