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DISEGNO DI MICHELANGELO.

Tra gli altri lavori di Michelangelo per Pio IV, nel I 56o, dopo la terribile catastrofe navale alle Gerbe, vuolsi annoverare il disegno del Torrion mastio alla foce del Tevere; cui, dal proprio nome del grande architetto, fu imposto il titolo di san Michele. Per esso, e sullo scorcio ormai di questi libri, dalla nuova maniera di fortificare nel quattrocento saremo condotti alla novissima dei nostri giorni.

L'edificio, fin dal principio, ebbe forma di ottagono da potersi tenere isolato da sè, od al centro, ovvero sulla fronte di opere maggiori passeggere o permanenti, secondo le esigenze di previsione. Indarno ora altri cercherebbe l'autografo primitivo dello stesso architetto: tutte le diligenze sopra gli ottagoni suoi, compresi quei due di Lilla erroneamente attribuitigli anche nel catalogo a stampa del museo Vicar, e fatti da me fotografare, sarebbero tornate vane, se per buona fortuna nostra non fosse stato riconosciuto e raccolto il facsimile dell'autografo medesimo, calcato a punta d'avorio, con qualche tratto di penna, di archetti, e di puntini, per mano di Francesco da Sangallo, figlio di Giuliano, cultore esimio degli studi classici intorno alle fortificazioni romane, e degno imitatore del padre suo. Cotesto foglio di facsimile stava volante nel gran codice sangallese di casa Gaddi, poi del principe Conti, indi del nobile da Campello, e finalmente del barone di Geymüller, illustre cultore dei nostri artisti, nella sua residenza di Parigi, via Roquépine, 15. Quando il cav. Carlo Pini, direttore della Galleria fiorentina, catalogò il gran Codice predetto, egli appose il numero 55 al facsimile volantino, e il nome di Francesco da Sangallo al solerte ripetitore. Ma l' originale ad alta voce richiama Michelangelo, pel nome, per le circostanze, per la tradizione, per la forma mantenuta sul terreno, e per quella figura bizzarra e fiera, che dall'alto, con pochi tratti e magistrali, risponde allo stile ed alla consuetudine del Buonarroti. Sul terreno poi cotesto autografo ribatte a martello con tutte le condizioni dello stesso edificio sempre esistente, con la grossezza dei muri, coll'arcadura degli alloggiamenti, con la tromba centrale, col pozzo agli esplosivi, e con la giunta eventuale dei baluardi al contorno. Grazie dunque al signor di Geymüller, che a pubblico beneficio, per mia richiesta, ha cavato di sua mano il lucido esemplare, qui riprodotto in diligentissima tavola, come precipuo fondamento del libro presente, e certo preludio alle seguenti tavole che, tratte dal vero, coll' originale disegno primitivo concordano, e ci guidano al termine attuale della fortificazione novissima.

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II.

PIANTA DAL VERO.

Disegno preso in pianta del Mastio Sammichele, ordinato alla foce maggiore del Tevere, sulla ripa sinistra, conforme all'originale di Michelangelo per disposizione di Pio IV, nel 1561, ritratto poscia da Francesco del Sangallo, e compito nel 1567 da papa Pio V, tutti i quali piamente gli mantennero l'onore del primitivo nome, e disegno. Non è una torre qualunque, nè simile ad ogni altra della spiaggia; ma un poderoso mastio, di grande fortezza, di squisita originalità, e di precisa attitudine a divenir centro di campo trincerato, o di maggior fortificazione sul passo del Tevere, come di fatto apparisce dal primitivo circuito bastionato, e dalle ampie trincere negli schizzi del capitano Francesco Laparelli per entro al codice autografo di Cortona. Ecco:

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. Tromba interna, vaneggiata da cima a fondo, e Pozzo di caduta ai projetti esplosivi del nemico.

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