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Dopo la strepitosa dieta di ottobre (1545), avendo il Papa imposto silenzio, morissi il Sangallo (1546), e Michelangelo non potè rifiutarsi ad iniziare il quarto pe riodo, (1547). Egli disegnò, e costrui il gran baluardo di Belvedere. Ne ho dato le prove sopra documenti di prima fonte; e qui ora riproduco lo schizzo di mano classica, dalla Galleria degli Uffici in Firenze; già nella cartella n.° 52; ora nella cartella Grande: più recentemente pubblicato dal barone Enrico di Geymüller nella insigne opera Basilica di S. Pietro, in-4. Parigi, p. 78. Si vedono, scompartiti in un sol foglio, tre prospetti: il primo a rappresentare il cortile di Belvedere, il secondo al Baluardo circostante, il terzo alla cupola Vaticana: palazzo, fortificazione, e tempio. Disegno classico, prospettiva solenne, stile, figura, mano, e tempo certamente di Michelangelo, che assetta insieme i lavori del tempio, del palazzo, e della fortificazione. Egli solo, che ebbe la gran parte in tutte le predette opere, egli che visse mezzo secolo più di Bramante, che fondò di suo stile il baluardo di Belvedere, che vide nel I 56 I l'innesto della cortina a porta Angelica: solo egli, che con padronanza sovrana di architetto, di prospettico, e di soldato, schizzava lampi di luce, e sapeva adornarli in un baleno di figure esprimenti al primo tratto l'ordine, la sicurezza, ed il brio, egli solo poteva annettere agli altri questo disegno del grandioso baluardo, chiamato per sarcasmo dagli emuli suoi, la Fortezza. Compiuto tale grandioso baluardo, il Buonarroti chiuse altresi quel periodo quarto. Restarono stracchi gli altri del quinto nel seguente decennio, come ora si vedrà. Intanto aggiungo le lettere esplicative del disegno mediano, qui annesso nella tavola; ed unisco l'iscrizione tuttora esistente sul muro:

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