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ole loro tavole, qualche scena di conflitto tra la nostra odra e la barbaresca. Come intorno a Roma essi le o le cupole, gli obelischi, i monumenti più insigni, o all'aspetto del porto di Traiano ritraggono i nostri legni alle prese coi pirati tra gli spari e i vortici dell'ar. "glieria. Cercate le tavole inglesi del Salmon, prendete oisioni francesi del Callot, rincarite la dose cogli acqueoli olandesi del Blaev, e metteteci appresso le tavole del Deangelis nel notissimo Albo romano, e avrete ricca v osse prospettica di combattimenti navali o. Grandioso orredo di tavole illustrative avrei alla mano, se queste Potessero convenire ai miei Editori. - Conseguenza altresi del combattimento vittorioso segue ogresso solenne nel porto di Civitavecchia, secondo il opetuo costume, altrove descritto. Conseguenza lo sbarco o prigionieri infunati al lazzaretto, e il desiderio ragioo dei lettori di sapere da me, che ho promesso dirne, ottamento o. Grave subbietto, attenente alla morale, alla orisprudenza, ai costumi del tempo passato, di che oi storia non deve tacere. Molti hanno descritto le i" degli schiavi cristiani in Barberia, massime quel on che citerò più sotto tra i francesi; e quel mi

o dei miei amici spagnuoli, che fu Miguel di Cer

Verl * - - - - -
o cui rice» rrere per notizie e confronti. Tutti suppon-

f " - Theat ital Amsterdam, 1663, vol. I, 94; II, 24.
Cio, ; e dall'inglese, venezia, 1752, vol. XXII, 375.
Ai 2. o-sioni, alla CoRSINIANA in Roma.

o 1847. o *oa-nale illustrato. Roma, VII, 273, X, 136, 9 gen-
" oe-ana per la guerra di Candia, cit., alla CHIGIANA.
o P. A. G *o - Teatro della guerra di Morèa, cit., alla CAsANATENSE.

" o edio evo, I, 175; II, 36o.

bEM, Forti II, 172.

loro C o Reazioni, 367. M, olorazza, 9I, IO3, 245, 25O, 253, 295.

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gono e taciono delle cose note, le quali poi cosi alla lunga divengono oscure ed ignote. Ne dirò dunque io sopra documenti sicuri, aggruppando qui le cose nell'ordine della materia, anzi che della cronologia.

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VI. – Terminata al lazzaretto la contumacia, perchè la peste tra i barbareschi potevasi dire perpetua, i prigionieri ad uno ad uno entravano nel bagno di acqua calda ed aceto: ed uscendone, rasati d'ogni visibil pelo, ricevevano le nuove vestimenta. Quattro pezzi di biancheria: due camicie, e due pantaloni. Una giubba di stametto rosso, ed un berretto dello stesso panno. Calzettoni di albaggio, scarpe ferrate, ed un cappotto, comunemente chiamato la Schiavina. Corredo personale numerato, ed ogni anno rifatto nuovo a primavera, valutandosi per ciascuno la spesa di scudi otto o.

Il vitto nei primi dieci giorni, ed in alcune solennità maggiori dell'anno, uguale a quello dei marinari. Gli altri giorni, uguale a quello dei forzati: cioè tre libbre di pane, e un minestrone di fava. Nè alcuno vietava loro un pasto migliore, se col lavoro delle mani, o coll'industria che dirò, potessero avvantaggiarsi.

Assegnati principalmente a maneggiare il remo, alloggiavano estate e inverno sulle galere: ciascuno alla sua catena, interzato tra bonevoglie vendute, e facinorosi costretti allo stesso servigio; e dormivano quivi sui banchi, sotto alla tenda. Gli altri, inetti al remo o per età o per imperfezione, alloggiavano sulle galere di scarto, o nei magazzini della darsena, dove erano panconi di legno in due o tre ordini per loro giaciglio.

4° STRUMENTI di assento cit., III, 285. – IV, 154. – VII, 2oS. IX, 48.

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Quivi stesso nella darsena avevano lo spedale: e vi ino assistiti e curati dai barberotti consueti, dai mei delle galere, e dagli inservienti locali di vitto e mecima al pari di ogni altro rematore, secondo l'ordinaone del curante primario, conforme al loro bisogno, e otto la caritatevole sorveglianza di un sacerdote cappucono, che aveva il titolo di Presidente. Niuna violenza oi sul punto della religione: anzi liberamente potevano essi radunarsi in una stanza comune, dove tenevano i libri della preghiera, e le vaschette delle abluzioni, se

ondo lo stile dei musulmani. Non potevano testare: qualunque eredità, azione o osione veniva al Fisco. Ed in caso di morte, quattro di bro menavano il cadavere con accompagnamento proporonale all'amicizia ed al merito del defunto; e di certe o cantafère intorno onoravano il me che sapessero. Poi lo seppellivano alla riva del mare. Quivi stesso ai oi giorni si è trovato il sepolcreto dei marinari "i, distaccati dalla stazione di Miseno e di Ra" a quella di Centocelle, come si fa manifesto dalle ie lapidette rimesse alla luce o. E quella stessa iti Per ragione dei sepolcri musulmani del tempo osivo, in fino al presente si chiama il prato del i Negli ultimi due secoli la casamatta centrale del ino a ciliacente all'istesso prato, chiusa alla bocca con diversi Pietroni, diventò tomba comune dei mu

slmani.

- " generale dell'alloggio e del vitto, del le si MI -rmita e della morte, dobbiamo aggiungere iega di Celti miglioravano la loro fortuna co lavori v costura, di tarsia; e vendevano cestini, ber

too Anno "so. ARCHEOLOGICO dell' Istituto Germanico in Roma. rinari i 5, vo. 42 segg.: « Lapidi romane trovate nel sepolcreto dei matm Civitavecchia. »

retti, cintoline, e simili, alla maniera moresca. Altri facevano bottega di caffè, di tabacco, e di beccheria per gli animali minuti, pecore e zebe. Per qualche tempo fu loro concesso rizzare baracca volante sulla piazza della darsena, dove essi facevano il bazar: ma posto che ne abusavano per frode alle gabelle, e pratiche superstiziose, le baracche furono tolte di mezzo alla piazza, e messe da canto per breve tempo, come si legge nella lapida tuttavia esistente “. Il ricordo dello stesso fatto ritorna in una medaglia, battuta poco dopo a lavoro finito, dove comparisce sulla porta Marina la precedente leggenda, la piazza della darsena sgombra dalle baracche, il portico sottoposto all'innocuo commercio, e le nuove fabbriche disopra per alloggiamento degli invalidi o.

41 LAPIDA nella darsena, facciata interna della porta Marina. FRANGIPANI, 26I:

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A costoro erano riserbate le opere di minor fatica: l'assistenza allo spedale, la nettezza delle strade, ed anche i servigi minuti presso le famiglie private, onde ritraevano qualche lucro da migliorare condizione, e talvolta, anche il prezzo intiero del riscatto. Io scrittore nella mia prima età ho udito narrare aneddoti ameni di due fratelli mori, il maggiore chiamato Ascialun, ed il minore Tigre, e di un arabo piccino, per soprannome Cipolletta, che talvolta avevano servito nella casa dell'Avo mio, console dei Ragusei.

Taluno ancora di migliore indole, mosso dalla grazia e dagli esempi di religiose persone, chiedeva il battesimo. Passavano costoro ai catecumeni di Roma, la Camera faceva le spese, ed i padrini largheggiavano nel resto. Il candidato diveniva libero, poteva impiegarsi a suo talento, ed anche continuare nel remeggio, passando alla condizione di buonavoglia o.

Il riscatto per cambio o per prezzo, nei secoli della maggior potenza ottomana, compivasi in grande alla fossa di san Giovanni presso Reggio di Calabria, dove quasi ogni anno Barbarossa, Piali, Dragut, Lucciali, Cicala, e gli altri Pascià di mare solevano inferire bandiera di tregua e di mercato, come più volte ho detto nei precedenti volumi. Ma poi decaduta sempre più la potenza navale della casa ottomana, e scossa via di Navarino, non facendosi più ardita quella flotta di mostrarsi vicina, lo scambio personale divenne difficilissimo, non restan

43 REGISTRO dei Catecumeni di Roma.
Mss. CAPPELLANI cit., pag. 11.
ARCHIvio PARROCCHIALE di Civitavecchia.
DIARIO di Roma 21 dicembre 1743, pag. 4.
3 giugno 1774, pag. 4.
3 settembre 1781, pag. 21.
25 dicembre 1784, pag. 14.

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