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di ciascuno: e Andrea Pisani pel primo piegò la fronte, e tenne fede. Fede di san Marco ! sempre salda al cospetto dei popoli, sempre offesa dai traditori. Non è a dire dell'amarezza traboccata nell'animo di papa Clemente, quando, fattosi mallevadore della concordia tra le potenze cristiane, trovavasi da un anno vi lipeso e tradito dalla corte di Spagna. Le giuste querimonie sue, tratte fuori dall'intimo del petto, ed espresse senza ombra di privato interesse politico, ma col più vivo sentimento religioso, correvano per tutta l'Europa, ai principi e ai nunzi; e specialmente al re di Spagna, dimostrandogli il gravissimo danno che egli recava a sè, a lui, ed a tutto il popolo cristiano “. I moderni Accademici romani, nei documenti di storia e diritto, pubblicano per quest'anno una lettera autografa dello stesso Papa al nostro proposito, e piena di richiami contro il re Filippo di Spagna”. Parrebbe quasi che eglino si maravigliassero della infida disinvoltura, onde procedeva quella corte. Ma i miei lettori, che hanno se guito per tutte le fasi del tempo passato l'intramessa iberica nelle diverse alleanze dei principi cristiani contro gl'islamiti orientali, devono ormai sapere di certa scienza e per continui fatti che ella si è sempre, sotto pietoso aspetto, rivolta di fianco, contro i patti, a cavar i suoi privati vantaggi dalla pubblica rovina dell'Italia, del Papato, del Cristianesimo. Quindi tornano frequenti le ram

86 CLEMENTIs XI Epistolae et Brevia. Philippo Hispaniarum regi, 25 augusti 17/7, vol. IV, 623: « A on patitur Charitas ut in tanto, non e ristimationis modo, sed etiam animae tuae periculo, labia nostra conti7led//l lt S. »

ITEM, esemplare in folio volante della Stamperia Camerale. – BIBL.

CASANAT., Miscell. in-fol. vol. 62.

o7 STUDI e DocUMENTI di storia e diritto. Pubblicazione periodica dell'Accademia di conferenze storico-giuridiche. Anno 1o, fascicolo 1o e 2o, in-4. Roma, ISSo, pag. 93. – Pubblicazione del sig. G. Tomassetti.

pogne papali al malestro di quella corte, e specialmente contro Alfonso d'Aragona in Genova o, contro Fernando di Castiglia in Napoli, contro Carlo d'Austria alla Prèvesa, contro Filippo di Spagna prima e dopo Lepanto, e contro quegli altri Filippi, che, senza mai scorrere a Candia e alla Morèa, ci serbavano sul collo il giogo di Navarino, e dietro le spalle il puntone di Dulcigno o. lo, non per passione disordinata, ma per giusta difesa di Roma, e per risposta ai petulanti sofismi dell'ipocrisia e del fanatismo, ne ho scritto franco ed aperto negli altri miei volumi, massime in quel di Lepanto, tale giudizio, che è stato e sarà sempre più confermato dai documenti, e dai sapienti, perchè oltre ai tre anni di quella lega, avevo già piena contezza della tregenda per tutto il tempo precedente e successivo. E perchè ora noi siamo a discorrere nel libro degli ultimi fatti, sarà bene adesso stringere la somma delle ultime conseguenze, da altri non avvertite. Dopo che il re di Spagna si fu mostrato tanto irriverente e sleale verso papa Clemente, che ebbe resa frustranea la malleveria di lui, nè i Pontefici più presero, nè i principi più ad essi consentirono l'arbitrato supremo della questione orientale. La grande causa di quei popoli cadde per sempre di mano ai Latini, e fu raccolta allora dai

Moscoviti, che a nostra vergogna ancora la maneggiano,

“CALIxTUs Pp. III, apud Raynaldum: Annales Ecclesiastici, 1456, n. 12: o proditores '... et iterum proditores Deo, Vobis, et Hominibus » MARIANA, De Rebus Hispaniae, lib. XXIII, cap. XVII. o SIXTUs V (Acta Coerem. Manoscritti Vaticani e Corsiniani cod. 49): Di decina quarta augusti 159o, feria tertia, in Consistorio Papa ottus est tacite contra regem Hispaniae, appellando eun etiam Sce/eo inum. » Vedi alla fine del presente volume l'indice generale, Documenti, osone, luoghi e cose, qui accennate.

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XV. – Più a tristi presagi volgeva il pensiero, che non alle lodi di prode e savio capitano, il nostro Ferretti nel suo ritorno al Tirreno, dove pur allora cominciavano a insolentire gl' Inglesi, sotto il pretesto degli Stuardio. Di qua le due galere, lasciate di guardia col cav. Ancajani, oltre allo sfratto dello stormo barbarico, avevano preso a Gianutri una galeotta tunisina con trentadue prigionieri”. E poscia a capo d'Anzio un brigantino con cinquanta moreschi sottomessi, e venticinque Cristiani liberati o.

Quasi sola nel Tirreno, lungi dalle brighe interessate e partigiane, scorre la squadra romana a difesa dei naviganti, a tutela del commercio, a servigio della società civile e religiosa. Missione oramai continua del Ferretti pel corso del tempo seguente. Alli tre di luglio caccia i pirati dal golfo di Portercole, ed acciuffa una galeotta con ventotto prigionieri o. Poco dopo con due galere manda da Nettuno a Napoli il nunzio Girolamo Vincentini ”. Appresso egli stesso con tutta la squadra pur quivi, tra le sonore acclamazioni di quel popolo, sbarca il vicerè, luogotenente, e capitan generale per l'impero, cardinale di Schrottenbach; e ne riporta (pegno di ammirazione e di gratitudine) una spada di onore, perfettissima di lama, ricca di oro all'impugnatura, e di brillanti al pomo. E perchè la dimostrazione di gradimento verso tutto l'equipaggio fosse pur da ciascuno riconosciuta, il Vicerè aggiunse il dono di tabacchiere preziose ai capi

9o MURATORI, Annali, 1718, princ.
9 DIARIo di Roma, 3 settembre 1718.
9° MERCURIO di Venezia, agosto 1718. -
93 DIARIO, 5 luglio 1719, pag. 24.
94 DIARIO, 29 luglio 1719, pag. II.

tani, di cofanetti leggiadri ai nobili, e di rinfresco lauto alla gente di capo e di remo o. Similmente viaggi e favori a Marsiglia del novello nunzio e visitatore alla Cina patriarca Mezzabarba, la cui famiglia ebbe a chiamarsi più contenta dei nostri, che non degli altrui marinario. La prontezza del Ferretti in ogni maniera di occorrenze al bene comune meglio si parve nei due anni seguenti, quando (conseguenza necessaria della sanguinosa guerra intestina) si ebbe a provvedere alla fame di Napoli, ed alla peste di Marsiglia. Per la prima il Ferretti nel porto di Civitavecchia dai granaj di maremma caricò dodici tartane con trenta mila sacca; e scortò a Napoli il convoglio con tutta la squadra perchè da niuno fosse violato, sfatando a un tratto le mene degli incettatori, e rimettendo la fiducia e il ribasso sul mercato o. Mentre la squadra continuavasi nella scorta dei grani, ecco l'avviso della peste a Marsiglia, dove un bastimento dalla Siria aveva portato il malanno e sette morti a bordo, durante il viaggio. Trafugati per vilissimo interesse alcuni fardelli da quell'istesso lazzaretto, entrò la pestilenza in città. Primo a restarne colpito fu il figlio del malfattore, poi gli altri a contatto per quella contrada; e, fuggendo molti di qua e di là, diffusero il morbo in ogni parte del paese e del circondario. Durò due anni, morisono infinite persone, e stette in pericolo l'Italia. Di Roma uscirono bandi severissimi. Pena la vita, esclusa ogni comunicazione coi paesi ammorbati o sospetti, e specialmente sottoposta all'interdetto la Proonza, la Linguadoca, le Isole adjacenti, la Savoja, Nizza, Villafranca, Mentone, e poi anche l'Avignonese, e il Gi

o DIARIO, 26 agosto 1719.
* DIARIO, Io novembre 1719.
"DIARIO cit., an. 172o, vol. 18, n. 435, 441.

nevrino ”. Cordone di milizia al confine, e guardia diligentissima della squadra sul mare ”. Il Ferretti distribui le stanze delle sei galere a Terracina, ad Anzio, al Tevere, a Santa severa, a Civitavecchia, a Montalto: assegnò a ciascuna la feluca per tener vivi gli avvisi e le corrispondenze col magistrato centrale di sanità, stabilito nel nostro porto; e sorti pienissimo effetto di incolumità, così nella più esposta e pericolosa parte del Mediterraneo, come nella superiore dell'Adriatico, dove incrociavano le galeotte di Ancona, e la guardia del golfo di Venezia ". Nell'armamento delle feluche, nel trasporto dei frumenti, nella guardia contro la peste, e nella amministrazione economica della squadra il capitano Giulio Pazzaglia erasi meritato quegli elogi specialissimi che ancora si leggono nel chirografo pontificio premesso all'istrumento di assento e proroga per altri quattro anni anticipatamente ”. Intanto in Roma alli ventinove di marzo cessava di vivere papa Clemente XI, ed alli diciotto di maggio succedevagli il cardinal Conti romano, col nome d'Innocenzo XIII. Il Ferretti, dopo aver servito prima e dopo al conclave i cardinali Belluga di Cartagena, Borgia di Santiago, Pereira di Lisbona, il Borghese di Roma, e più altri viaggiatori, vedutosi finalmente in quella parte di sua età dove ciascuno dovrebbe calar le vele e raccogliere le sartie, prese congedo.

9° EDITTo sopra la peste. – Coll. Casanat. 3 e 1o agosto 172o.

o ORDINI e regolamenti pel magistrato di sanità in Civitavecchia e in A'oma, an. 1721. Coll. Casanat.

o DIARIo di Roma dall'agosto dell'anno 72o a tutto il seguente.

lo STRUMENTo di assento e proroga tra la R. C. -1. e il cap. Giulio Pazzaglia per anni quattro dal primo aprile 172,3 a tutto marzo '727. 1tti di Domenico Antonio Galosi in Roma, 3o gennaio 1721. – Arch. cit. II, 26.

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