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tutti danneggiati. Morti cinquecento dei nostri, feriti al doppio: il simile e forse più dei nemici. La vittoria incerta, il campo ai Cristiani. Il Ferretti in tutte le galere ebbe avarie, morti, feriti, e nella sua Capitana con le lastre di piombo chiuse le falle sott'acqua, aperte dalle cannonate, senza contare nelle antenne, negli spigoni, nei remi, nel sartiame gli altri danni minori o. Riparatasi l'armata nostra all'isola dei Cervi, dopo cinque giorni usci fuori di nuovo a richiedere il nemico di combattimento. Se non che, essendo giunto a Koggià l'avviso della grande battaglia vinta a Belgrado dal principe Eugenio, e della confusione portata dal Granvisir e dai fuggiaschi in Costantinopoli, tutto abbiosciato costui volse la prora delle sue sultane ai Dardanelli, e, senza farsi più rivedere, ci lasciò maggiormente padroni del mare. Prodigioso e perpetuo riscontro di vittorie tra l'esercito e l'armata, tra l'Ellesponto e il Danubio, tra Lepanto e Belgrado! Quindi il conte di Rivos coi Portoghesi chiese licenza di tornarsene a Lisbona, il generale di Bellafontana a Malta, e gli altri similmente alle case loro. Soltanto il Ferretti, con la sua squadra sana e lieta, restossi in compagnia dei Veneziani al Zante ed alla Cefalonia, per rinfancare l'animo abbattuto di quegli isolani tra le perPetue minacce dei vicini traditori, i quali non lasciavano occasion di nocumento per indurli a voltar casacca o. Accompagnati dalla amorevolezza dei Vèneti, dalle beneioni dei Greci, e dalle lodi del Pontefice, i nostri ma

o NoTA dei danni patiti dalla Squadra di N. S. nel combattimento ormata turca nel golfo di Pagania presso capo Matapan, ed isola dei ori compresa l'antenna della Capitana, e le lastre di piombo sotto l'inocce, nella somma di scudi 876,9o. Firmato il cap. Antonio Calcagnini, o reale, e Felice Fiori rincontro della R. C. A. ARCHIVIO DELLE FINANZE cit., vol. II, n. 25, 27. “DIARIo di Roma, 4 settembre 1717, pag. 5.

rini a stagione inoltrata tornarono in Italia, dove le dimostrazioni di pubblica esultanza gli spronavano a sempre più degne opere, ed alla perenne stabilità della milizia

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XIV. – All'alto scopo di render pago il comun desiderio del popolo cristiano, dopo breve riposo ai quartieri d'inverno, rifornito e racconcio, prese sei galere, ad una ad una nominata nello strumento, raccolse seicentodiciannove fanti di sbarco, lasciò due galere di riserva alla custodia della spiaggia, sotto il cavaliere Ancajani di Spoleto, e partissi il Ferretti da Civitavecchia, la notte del venerdi venti di maggio alla seconda guardia. Alli ventiquattro toccò Messina, alli ventinove pose a Malta monsignor Pallavicino, assegnato a quell'ombra di nunciatura, e il di seguente congedossi per Corfù o.

Alli dieci di giugno in solennissima pompa Andrea Pisani colle galere vènete gli usci incontro, a dimostrazione di straordinaria e lieta accoglienza: e l'altro giorno egli stesso il Ferretti, grato a tanto favore, banchettò a bordo della sua Capitana l'Ammiraglio veneziano, il conte di Schulemburg, il Capitano del golfo, il Generale delle tre Isole, e gli altri maggiorenti. Le cortesie reciproche aprivano la strada ai comuni consigli. Ondechè presto presto a pieni voti si decise tutto il piano della campagna: cercare prima l'armata nemica, combatterla, cacciarla in fuga; quindi dare il guasto e mettere i sospetti

or STRUMENTo, chirografo e cedola di moto proprio per la proroga dell'assento al sig. cap. Giulio Pazzaglia del quondam Biagio di Civitavecchia (uomo di gran merito, che ha saputo incontrare tutta la nostra soddisfazione) per anni quattro, dal primo aprile 1779 a tutto marzo 1723. A’ogato in Roma 15 giugno 17/7 per gli atti del Frosi segr. e cancell. ARCHIVIO cit., II, 24. o DIARIO di Roma, foglio aggiunto, 25 giugno 1718.

a tutte le fortezze ottomane di Morèa; finalmente all'improvviso volgersi indietro ed espugnare Dulcigno. Al nome di Dulcigno gli animi e le memorie della storia contemporanea si riscuotono da sè, senza ch'io sventoli. Oh! quanto diversa comparsa colà fecero le nostre bandiere nel secolo scorso ! oh quanto simile in ogni tempo ritorna la politica interessata delle potenze europee! Schierati in battaglia corsero da padroni infino all'Arcipelago, fecero dimostrazioni ostili contro le fortezze principali, seppero che Koggià non sarebbe uscito dai Dardanelli, quindi si rivolsero speditamente indietro, entrarono nell'Adriatico, e si posero intorno a Dulcigno. Questa città antichissima (derivata dall'Olchinium dei classici) nella riviera contrale dell'Albania, a mezza di stanza tra le bocche di Cattaro e quelle del Drino, sorge, come Gaeta, sur un promontorio nel mare. Fortificata al modo istesso dalla natura e dall'arte, e fornita similmente alla sinistra di ampia cala, e di buon sorgitore, sovreggia per mare e per terra; e potrebbe dirsi precipua chiave della contrada, se fosse custodita. La popolazione allora si componeva di musulmani, barbareschi, e ladri di ogni paese: i quali affidati alla fortezza del sito, vi raccoglievano le rapine scosse all'intorno da chiunque, e per terra e per mare. Poteva paragonarsi ad Algeri, se on per la potenza e pel territorio, certamente per la oce rapacità piratica. Bisognava distruggere quel nido o malfattori, posti a tradimento nelle viscere istesse dei paesi cristiani o.

- o; CoRONELLI, Atlante, lI, 23: « Dolcigno (Olchinium) fabbricata sopra

so osso, ha soggetti quindici villaggi, cento case, duemila combattenti,

ocento cristiani, duemila serbi, e tre mila turchi. » CRESCENTIO, Portolano, 45: « Dolcigno sopra un dirupo non ha altro

o oa casa, ma per tutto intorno a tre miglia buon sorgitore, e dieci passi di fondo »

Fatto lo sbarco di dieci mila uomini, occupate le alture circostanti, e aperta la trincera, dopo sei giorni avevamo sicuro l'accampamento alla fronte ed alle spalle: avevamo le batterie ben poste di cannoni, e di mortaj. E poichè alla chiamata non secondava la risposta degli ostinati, si veniva al ferro e al fuoco con quest'ordine: quattro batterie di breccia a metter giù la fronte di due baluardi contigui sull'istmo; quattro mortai a lanciare bombe nel mezzo; e due galere per turno a rincarire la dose dalla parte del mare. Andavano esse la sera a prender posto vicinissimo nella cala, facevano nella notte diligentissima guardia perchè niuno entrasse nè uscisse, e il giorno tiravano cannonate al punto assegnato d'accordo col campo. Pigliavano ancora quel che veniva scaraventato dagli arrabbiati dulcignotti: ma niuno mi dice di morti o feriti. Soltanto ho trovato una nota di avarie, stimate dal nostro capitan Calcagnini di scudi tre mila o.

Battuta in tal modo costantemente la piazza, veniva riducendosi agli estremi. I pezzi scavalcati, le difese cadenti, le muraglie rotte, gli animi abbattuti non lasciavano di là altra lusinga che del soccorso richiesto istantemente al pascià dell'Albania. In quella che costui si allestiva, andavano gli Ausiliari all' acquata. Era la mattina del ventinove di luglio nel meglio del lavoro, quando improvvisamente grossa banda di cavalli caricò di galoppo sulle nostre fanterie, che dovettero battere in ritirata, lasciando addietro ogni cosa. Se non che subito le tre Capitane di Roma, di Firenze, e di Malta, rivolte le prue in terra, coi cannoni di corsia lasciarono andare una ventina di colpi, così rapidi e precisi, che la cavalleria nemica a spron battuto disparve dalla riva, fuggendo ai monti.

84 « NoTA di danni patiti dalle galere pontificie all'assedio di Dolcigno per combattimento e per tempesta nella somma di scudi 289/, 7r. Firmato il cap. Antonio Calcagnini, comito reale. » – Arch. cit., II, n. 25, cap. 5.

Lieto scambio di motteggi agli acquatori nel ricuperare le secchie, le maniche, i barili; e nel compiere il servigio senz'altra molestia. Ma la prima avvisaglia di quei cavalieri indicava l'assembramento vicino dei nemici per venire alla riscossa della piazza: e questa con segnali continui ne chiedeva. Alle istanze ripetute la notte dell'ultimo di luglio un gran fuoco, e parecchie volate di razzi e di racchette verticali, corrisposero da una collina, tre miglia dentro terra. La mattina seguente del primo di agosto il Pascià attaccò furiosamente le nostre trincere sull'istmo; ed il presidio dall'altra parte sorti fuori per dargli la mano. Trovarono gente svegliata, e pan per focaccia: archibugiate nel viso, e metraglia nei fianchi, e quattr'ore di fuoco tanto micidiale, che finalmente fuggendo a dirotta ebbero di là a lasciar giuncato il campo di morti, e di qua a metter fuori i parlamentari per la resa. Andrea Pisani chiedeva un solo capitolo a sua discrezione. E l'avrebbe per amore o per forza certamente ottenuto, se la fortuna del Turco non si fosse improvvisamente rilevata per la frode d'un Cristiano. Il cattolico Filippo di Spagna, seguace del famoso cardinale Alberoni, rotta la fede dei trattati, aveva assalito in Italia l'Imperatore alle spalle. Questi volendo le mani spicce contro il traditore, ottenuto il consenso di Venezia e di Polonia, erasi pacificato col Turco, sottoscrivendo alli o di luglio 17 18 il trattato di Passarowitz sulla base del possesso; e la quadruplice alleanza di Austria, Francia, "iterra, ed Olanda contro la Spagna o. Gli Araldi di Passarowitz, giunti a Dulcigno la notte ossa del primo di agosto, bandirono la pace sul possesso

o MURATORI, Ann., 1718.
DU MoNT, Corps Diplom.
DIEDo, OLIvIERI, cit.

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