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Non solo si erano mosse contro di noi le loro forze regolari di mare e di terra, ma i popoli in massa chiedevano l'armi; e quanti ladri v'avea in Barberia, nell'Egitto, e nell'Illirico, tanti se n'erano raccolti sur uno sciame di bastimenti d'ogni maniera per le riviere italiane dell'Adriatico e del Tirreno. A Sinigaglia quaranta persone e molte barche da pesca portate via dalle fuste di Dulcigno o. Alla foce del fiume presso Recanati quattro soldati uccisi. Alla spiaggia di Rimini diciassette contadinelle menate via con tutti i cestini avviati al mercato. Ad Ancona assalita la torre, e presi sette paesani. A Pesaro sottomesso un bastimento inglese, comprato in Ancona da mercadante veneto. Ad Ascoli sperperata la turba delle barche pescherecce, e portate via tutte le migliori. A Santegidio in quel di Fano svaligiata l'osteria, A Civitanova un morto, due feriti, e otto schiavi. Alla punta di Ravenna predati otto bragozzi di pescatori con tutta la gente. Non mi stendo fuori dei confini alle coste della Puglia, delle Calabrie, e della Sicilia, dove il danno e la vergogna duravan peggiori. E poi vorrebbero che io transigessi, quando costoro (barbari e usurpatori) non rispettano mai il giure di natura e delle genti; mai la fede dei trattati ! Rotta dunque a tradimento la pace di Carlowitz, il Doge si rivolse ai contraenti della medesima; si rivolse al Papa. Ebbe da Roma pronto soccorso diretto, e appoggio indiretto presso le corti di Europa. Il celebre generale Luigi Marsigli rizzava il campo in Ancona, il colonnello Cerruti dirigeva le fortificazioni, i conti Bran

53 GAzzETTA di Foligno, anno 1715.
Sinigallia, 3 maggio.
Roma, Io e 31 maggio.
Pesaro, 28 giugno, e 23 agosto.
Ancona, 19 luglio, e 27 settembre.
Fano, 3o agosto, ecc.

dolini e Bonaccorsi con le milizie della provincia teneansi pronti a marciare dove fosse mestieri, e il comandante Ferretti allestiva la squadra per rimetterla in linea, come nel secolo precedente. Promossi a diverse castellanie i veterani, Malaspina, Mascioli, Marcheselli, e Rasponi, troviamo alla marina giovani e prodi capitani novelli, coi quali dobbiamo ora far conoscenza, o rinfrescarla. Primo successore troviamo il cav. Paolo Saladini ascolano, cui toccherà l'onore di bella vittoria o. Appresso il conte Carlo la Motta, della famiglia Aureliani da Vicenza trapiantata in Avignone, che dovrà poscia divenire capo squadra appresso al Ferretti o. Troviamo il cav. Bussi trapiantato a Roma, che col nome di Papirio rinnova le memorie dell'illustre capitano suo antenato o. Troviamo il cavaliere Grifone degli Oddi perugino, alla cui famiglia basta aggiungere il ricordo di Ruggero, uno degli eroi di Lepanto o. Troviamo Leonardo Ferretti, nipote del comandante, cui non occorrono altre commendatizie. E troviamo il cav. Vittorio Rocchi di Jesi, capitano di quattro galeotte armate in Ancona, per difesa di quelle riviere, o per unirsi al bisogno col resto della squadra, di che presento in compendio o

LO SPECCHIO
DELL'ARMAMENTO NEL 1715.

Capitana – prior Francesco M. Ferretti, di Ancona, comandante.

Padrona – cap. Paolo Saladini, di Ascoli.

S. Francesco – cap. Carlo la Motta, di Avignone.

o LABAT, IV, 317: « Commandoit la Patronne le chev. Saladini. »
o LABAT, IV, 319 – V, 79.
o FELICIANO BUssi, Storia di Viterbo. Sopra, VII, 18o.
o P. A G., Colonna, 146, 187, 2o1, 234.
o MEMORIE del cav. Rocchi, mss.

S. Benedetto – cap. Papirio Bussi, di Roma.
S. Pio – cap. Grifone degli Oddi, di Perugia.
S. Maria – cap. Leonardo Ferretti, di Ancona.

Le due feluche.

Quattro galeotte – cap. Vittorio Rocchi, di Jesi.

Il Ferretti si congiunse in Calabria coi Maltesi, ed in Corfù coi Veneziani sotto il capitan generale Girolamo Delfino, che colà faceva massa per contenere la baldanza di Jannus-Koggià, e di tutta l'armata ottomana. Le istruzioni senatorie obbligavano il Delfino a tenersi sulla difensiva intorno agli antichi possedimenti, senza rischiare battaglia, se prima non gli fossero giunti i rinforzi domestici ed ausiliari. Non mancavano a Venezia nè vascelli, nè galere, nè munizioni: soltanto falliva al ristretto paese di terraferma la gente da fornire tale grossa armata quale all'uopo si richiedeva nella repentina bisogna. Indi la trepidante aspettativa, non potuta cessare dal concorso dello squadrone romano e maltese, perocchè sempre si restava di numero e di forza inferiori al nemico. Non però di meno l'arte ed il cuore degli Ausiliari, e la fronte alta del Delfino incutevano rispetto al Koggià, si che non si ardi mai attentarsi a cimento niuno di prepotenza sua, o di danno nostro. Più volte le due armate si avvicinarono in ordinanza; e più volte gli Ausiliari, forse con ardore soverchio, provocarono la battaglia, ma non si venne mai quest'anno alle strette o. Soltanto si menarono le mani alle bocche di Lepanto: dove, fatto lo sbarco, prendemmo di assalto il castello di Antirio, e subitamente lo smantellammo in faccia al nemico. Restarono quindi sicure le isole avanzate, il Cerigo, lo Zante, la

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Cefalonia. Restò impedito il Koggià dal farci insulto, come avrebbe desiderato: nè più si trattenne minaccioso nei nostri mari; anzi rese il bordo lento lento verso i Dardanelli. Sgombrato il mare dall'armata nemica, il Delfino preparò i cristalli consueti al donativo: le feluche andarono e vennero per le visite, e gli Ausiliari presero commiato. Nel mese di dicembre a pena il Ferretti rivide le sponde pirgane, essendosi dovuto indugiare tutto il viaggio di ritorno appresso ai pirati, i cui danni non erano stati da meno nel Tirreno, che nell'Adriatico e nello Jonio. Durante la sua assenza gli Algerini avevano preso gente in terra presso Terracina ed Anzio: alla foce del Tevere si erano perdute due feluche di greco. La squadra di ritorno sgombrò il mare: colò a fondo un bastimento barbaresco, ne arse un altro in mezzo al pelago, e condusse il terzo a trionfo nel porto o.

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XI – Quando il Ferretti fu in Roma coi Ministri, e o Papa, a ripetere di sua bocca il racconto dei sucossi precedenti, e le speranze dei futuri, egli suggeri il inforzo della squadra, e il noleggio dei vascelli, come altre volte si era fatto in casi simili, e l'imbarco di molta oneria da fazione. Ondechè a lui medesimo data la commissione di provvedere, secondo le norme stabilite nella consulta, egli s'intese in Genova con Carlo Doria, duca di Tursi, che, dopo la mutazione dinastica, avea lasciato ossento delle galere alla corte di Spagna. Dallo stesso omprò un fusto nuovo, e trecento rematori di buona

o PoliDoRI, Vita, 3o4 e segg.
OTTIERI, Guerre, VI, lib. XVIII, n. 24 fin.
FoLIGNo, 6 dicembre 1715.

voglia, al prezzo di quindici mila lire genovine ”. S'intese con quella Signoria, ed ottenne due galere coi capitani Spinola e Barabbino, e tutto l'equipaggio al soldo della Camera ”. S'intese con Stefano de Mari: e tra quei capitani ed armatori principali, come erano gli Onetti, i Castellini, i Tirpi, i Rappalli, i Sanguinetti, i Devoti, i Campanelli, ed altrettali, che avevano militato tra gallispani ed anglobatavi nella guerra di successione, noleggiò sette vascelli: tre di quaranta cannoni, tre di cinquanta, ed uno di sessanta; con cencinquanta marinari di equipaggio per ciascuno, al prezzo di due mila cinquecento scudi il mese, lasciando a carico dei partenevoli il vitto e il soldo dei marinari, le avarie eventuali della guerra, e l'obbligo di ricevere duecento soldati romani per ciascuno a spese camerali o. Intanto che questi rinforzi si apparecchiavano, e che il Ferretti colla squadra andava avanti e indietro ai convogli, trovandosi già nel porto di Civitavecchia le due Sensili di Genova, e quivi pur la nostra Padrona, venne avviso di una nave algerina sulla foce del Tevere. Le torri ripetevano i segnali: e i due Capitani genovesi, che avevano tutta la propria gente a bordo, uscivano subito ad attaccarla. Il nostro Saladini, chiamata presto presto

61 ARCHIVIO DELLE FINANZE cit., vol. V: « Al Duca di Tursi per trecentoquarantadue Bonavoglia, lire 15, f//. no,7

pari a . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .scudi romani 257o, 5o 4 « Vestiti tutti di nuovo a scudi 8,of. . . . . . . . » » 2752 –

« Totale scudi romani 5322, 59. 4

o FoLIGNo, 3 aprile 1716. Napoli, 4 agosto 1616. BIBL. CASAN. AC, I, 553. 63 NAPOLI cit., 3 aprile 1716 : « Vl signor Stefano de Mari, destinato a passare al servitio del Papa con sette navi da guerra, fece vela mercoledì per Civitavecchia. » t P. A. G., Documenti e contratti simili. Permanente, 271. 1usiliaria, 219.

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