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34 LIB. I. CAP. VII. [3 maggio 1712.]

legni nostri di Roma: ma quando io attenderò alle cose mie, se verranno altri legni neutri a richiedere la mia protezione e scorta, io non lascerò mai di proteggerli e di condurli sicuri quanto sarà da mia parte infino a Civitavecchia, perchè questa è la mente del mio Sovrano. Egli allora si scusò gittando la colpa alle due tartane, che non avevano patente, nè lettera di avviso: indizi sufficienti a provare la loro provenienza equivoca, ostile, e degna di sequestro. Anzi aggiunse che io stesso sarei soggetto alla stessa pena, se fossi alcuna volta trovato senza patente e commissione. « 4 maggio. La mattina alla Capitana per chiedere se fossero tornate da Orbetello le mie carte, e quelle degli altri Padroni del mio convoglio. Niuna carta, niuna risposta, niun ricevimento. « Sulle ventidue ore mi viene a bordo l'Aguzzino della Capitana. Mi dice che Sua Eccellenza non ha potuto jer sera rendermi le carte, perchè non erano tornate da Orbetello, ma che oggi le rimanda: ed in fatto lo stesso Aguzzino me le ha rese. Uscito di bordo, colui medesimo passa innanzi agli altri bastimenti del convoglio, e dice ai Padroni di presentarsi alla Capitana per ricevere la spedizione a fin d'esser pronti a far vela al primo buon tempo, secondo l'ordine che riceverebbero da me: eccettuati sempre i due padroni e tutti i marinari sanremesi e livornesi che erano stati messi agli arresti, e insieme sequestrate le due tartane. «Io sono andato a pregare il Generale di dare a ciascun dei predetti Padroni un attestato per loro discarico, e per potersi giustificare coi loro mercadanti. E lo pregai di dare anche a me un attestato simile, perchè tutti gli otto bastimenti si trovavano sotto la mia scorta: richiesi Sua Eccellenza di giustizia. Me lo promise. Ma essendo andato la sera alla prova degli effetti non ebbi nulla, e non potei vederlo, perchè mi dissero che scriveva. « 5 maggio. A ore dodici salpano le tre galere di Napoli, ed il vascello san Gennaro fa vela per Portercole. Essi si portano via a rimburchio le due tartane tolte al mio convoglio. « Vedendo svanita ogni speranza di riscossa alle persone, ai bastimenti ed alle merci, io feci vela con quel che mi restava di convoglio per guadagnare al più presto Civitavecchia, e veder quali misure piglierebbe la Corte romana contro tante soperchierie. «Noi avemmo pel resto della giornata un venterello debole di Ponente. Ma la sera verso le ore quattro di notte crebbe il vento di Scirocco in modo terribile, e più che mai grosso il mare: ci fu mestieri allargarci gli uni dagli altri non forse avessimo a investirci reciprocamente nella oscurità; ma senza gittarci troppo infuori per evitare l'incontro di tre grossi bastimenti a noi sconosciuti. Io feci ogni prova per mantenermi tutta la otte in mezzo al mio convoglio, quantunque andassero i legni assai lontani gli uni dagli altri. Al far del giorno o non potei discernere più la Barca armata di mia consova, nè un bastimento genovese del mio convoglio. o buone ragioni da pensare che ambedue si fossero figiati a Portercole: quindi mi volsi alla stessa direione. Vi giunsi in poco tempo, e non ce ne trovai niuno. Mandai un espresso a Sanstefano, se mai colà avessero o essere ricapitati: ma il corriere mi tornò addietro senza notizie, quando a punto la mia Conserva sopraggiungeva, e veniva ad ancorarsi presso di me, in guisa che a ventun'ora non mi mancava niuno, dal bastimento genovese in fuori, che poteva forse essersi riparato a Caladiforno, per raggiungermi poscia alla prima brezza di buon vento.

« 6 maggio. Mando di nuovo a cercare il bastimento che mi manca per un altro espresso all'alba del giorno sei nel porto di Sanstefano, dove fu ritrovato; ed ebbe l'ordine di venirmi a raggiungere a Portercole, «Veniva sul mezzodi. Ed io già mi disponevo a le vare l'ancora, quando un certo capitano Barbotta, che aveva comandato nel forte della Ròcca, venne a dirmi che egli per ordine di Sua Eccellenza il generale del mare dovrebbe imbarcarsi sul pinco di padron Sarone, con tutta la sua gente. Questo pinco era stato comperato a Livorno per conto del signor Lorenzo Bianchi di Civitavecchia o ed il Padrone venne subito a presentarmi le sue lagnanze. Portava bandiera papale, seguiva il mio convoglio, apparteneva al commercio di Civitavecchia, dunque ero obbligato a difenderne le ragioni. Andai di presente dal Generale per sapere chi fosse a volermi togliere il detto bastimento: ed egli rispose che toccava al detto Padrone accordarsi colle truppe delle due Corone se gli piaceva d'imbarcarle e di trasportarle, e però rimettevasi agli accordi che farebbero tra loro il Capitano e gli ufficiali delle truppe col detto Padrone, per essere rimenati in Francia, secondo la capitolazione. « 8 maggio. Il Padrone del pinco scese in terra per trattare le condizioni dell'imbarco. « 9. Finalmente oggi a ventidue ore ricevo un corriere da Roma coi dispacci di monsignor d'Aste, commissario generale della marina: mi comanda di condurre tutto il convoglio a Civitavecchia. Per ciò sono tornato al signor Generale delle galere, ripetendogli l'istanza di mettere in libertà i due bastimenti sequestrati, e le merci

42 BIANCHI DI CIv. Famiglia sempre fiorente in patria, ove ai : i giorni viveva il colonnello Bernardino: ed i figli, ufficiali superiori in ritiro, Niccola, Costantino, e Luigi vivono ancora: e vive il mio vecchio amico e coetaneo signor Stefano. – (Così nella prima edizione).

ritenute. Rispose che l'affare sarebbe terminato di accordo amichevole tra le due corti; che egli provvederebbe ai viveri dei due equipaggi; e, quanto ai bastimenti, che voleva portarseli a Napoli. Quindi lo pregai che mi consentisse bene, e per discolparmi innanzi al mio Sovrano mi concedesse di rinnovare alla sua presenza la protesta generale a proposito di tutto ciò che erami successo dal momento che ero caduto tra le sue mani. Quindi mi ritirai. « A due ore di notte è venuto un ufficiale della Capitana, pregandomi a nome del Generale di consentire che le truppe delle due Corone fossero trasportate a Civitavecchia dai bastimenti del mio convoglio. Risposi che non mi opporrei, se i Padroni facessero spontanei il loro accordo. Chiamato il Padrone del pinco alla presenza mia e del detto ufficiale, egli fissò il prezzo, e chiese assegnamenti sicuri sul noleggio. «I I maggio. Fattosi giorno, e non comparso il pinco, cominciavo a dubitare che mi fosse stato ritolto. Sarebbeni parsa cosa disgustosissima. Corsi una bordata sopra monte Argentaro, e vidi il pinco desiderato. Metto in Ponna, l'aspetto, e come mi trovo riunito con tutti, forzo di vela, e poggio sopra Civitavecchia. «Noi entriamo tutti insieme a vent'ore dell'istesso giorno II maggio I 7 I 2. »

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VIII – Di questi fatti, ripetuti dalla fama in Civiovecchia, in Ancona, ed in Roma (piccolo episodio delle grandi miserie lungamente durate in questi paesi, e per tutta l'Italia nel periodo delle altrui successioni), crebbe la rinomanza del Cadolini. Si lodava la savia e ferma condotta del giovane marino in distretta tra li scogli spumosi ed irti di Spagna e d'Austria: e se avesse voluto continuare nella carriera della marina, sarebbegli toccata quella ricompensa che tutti gli auguravano. Ma egli ve dendo alle coste vicine e lontane crescere la torbida tracotanza di tanti padroni, prese congedo, all'esempio di Carlo Sforza, e noi ne rispetteremo la giustizia e il silenzio o.

Diciamo in vece delle tecniche condizioni nautiche nel secolo decimottavo. Dura il regime tradizionale, ed insieme l'eccellenza estimativa delle galere, anche tra i maggiorenti delle quattro Corone. Fuencalada e il Valex, il l'arbotta e lo Specchi, misurano la potenza, e mettono il soperchio, dall'alto delle rembate alla punta del palamento: essi lasciano in disparte le gabbie del vascello san Gennaro. Così il Cadolini a vela nè pur sogna di resistere alla potenza delle galere: anzi con tutto il convoglio di levante e di ponente, non solo riconosce, ma soggiace al giudizio dei tracotanti. Al contrario il Ferretti, sul remo, non mai molestato da niuno ne' suoi viaggi, si apparecchia alla comparsa trionfale di Marsiglia: e il vicerè di Palermo, a nome della corte gallispana, manda qui in Civitavecchia a comperare due galere nuove, costruite nel nostro arsenale.

Ai primi di luglio approdò lo stuolo siciliano con doppio equipaggio a prendere le pattuite, che loro furono consegnate alli dieci del mese; e subito armate di loro gente. Alli diciotto essi fecero in squadra la festa di santa Rosalia, con solennità di bandiere, di salve, e di luminarie, e si partirono tutti insieme alli ventiquattro per Messina o.

43 P. A. G., Pirati, II, 258.

44 LABAT, Voyage cit., VI, 69 : « Le viceroy de Sicile envoya deua galère de ce royaume, avec de equipages doubles pour armer les deu a gu'il acheloit à Civita- l ecchia. On le consigna aua Siciliens, qui les mdferent t acheverent de les equiper... Elles partirent pour Messine le 24 fui/let 773. »

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