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nostro linguaggio, si è veduto e scritto, cosi : « In Civita« vecchia, anno 178o. Il martedi undici luglio corrente « a mezzodi ancorossi in questo porto la regia fregata « francese da guerra con diciotto cannoni di bronzo in « batteria, e centoquaranta uomini di equipaggio, attrez« zata a polacca, per dare quivi in carena e riparare « una falla, perchè faceva acqua. Concertaronsi i saluti: « e diede alla Fortezza lo sparo di quattordici pezzi, la « quale gli rese del pari. « Giovedi mattina, tredici detto, entrò in porto altra « fregata francese da guerra, montata a nave, con nu« mero diciotto cannoni in batteria e quattro sul cassero, « conducendo seco martingana francese ricuperata sopra « Ponza da armatore Maonese, con solo carico di sedici « balle di seta, provenienti da Levante. « La mattina di martedi, ventiquattro giugno 1783, « festa di san Giovanni entrò avanti giorno in questo « porto fregata francese da guerra, armata con diciotto « pezzi di cannone, e cento cinquanta uomini di equi« paggio (cioè cento trenta tra marinari e ufficiali, e « venti soldati), proveniente da Tolone, e venuta per « garantire il tragitto di tre tartane procidane, colà no«leggiate. » Ora a cotesta terna francese da diciotto, possiam noi contrapporre quattro fregate da ventiquattro, e da trenta, di alto bordo, a tre alberi, coll' equipaggio di duecento persone, e talmente perfezionate nei magazzini, nei corredi, nelle batterie, che esse recan tra noi il primo esempio dell'acciarino applicato alla lumiera dei pezzi di marina, come allora si era cominciato a usare sul naviglio di costruzione inglese. L'innovazione importante

4 CARTE e memorie per la Storia di Civitavecchia, in casa Annovazzi. – Favore recente del signor Biagio.

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merita di essere segnalata colle precise parole del do cumento contemporaneo al proposito delle fregate e dell'acciarino : « Sono diversi giorni che arrivò qui (in « Napoli) una fregata inglese di trenta cannoni di nuova « invenzione, dandosi fuoco ad essi come si fa agli ar« chibusi: e molti si sono perciò portati ad osservare « tale rarità, e particolarmente li professori di artiglieria, « volendone fondere della stessa qualità. »

Colà dunque fece mestieri volgere la mente, dove allora prevalevano i lavori e le novità intorno alla marineria veliera. E cosi i Camerali romani, per intramessa di Giorgio Jackson, console inglese, trattarono la compra di due fregate di prim'ordine, con trenta pezzi di cannone per ciascuna, fornite di tutto il corredo a doppio giuoco di vela, e coi magazzini capaci di approvigionamento per sei mesi, e da essere consegnate agli ufficiali romani in un porto del Mediterraneo ”. Lo Jackson comperò il Lowestoff, uscito allora allora da cantieri di Londra, per quattro mila settecento sterline, pari a scudi ventitrè mila cinquecento. Allo stesso prezzo comprò sul cantiere il compagno non ancora varato: e nel mese di aprile in quest'anno I 755 li consegnò ambedue nel porto di Civitavecchia ai cavalieri Pietro Blacas de Caros, e Bernardo Polastron de la Hilière: i quali, ribenedetti i due legni, gli chiamarono san Pietro e san Paolo, cui non guari dopo si aggiunsero gli altri due maggiori, di costruzione nostrana, il san Clemente ed il san Carlo 7.

5 DIARIo di Roma ordinario, 3o aprile 176o, pag. 3. – Data di Napoli 8 aprile.

o NoTA delle due fregate, commesse dalla corte di Roma in Inghilferra l'anno 1754. – BIBL. CoRsINIANA in Roma, vol. 166o. – Col. 33, A. 5.

7 ARCHIVIO DELLE FINANZE cit.: compra e consegna delle fregate, navi e galere, vol. VIII, n. 118, 121.

[Marzo 1755.

II. – Viveva allora in Roma l'illustre marino romano della principesca casa Giustiniani; vivevano in provincia i Bussi, i Bonarelli, i Ferretti, i Potenziani, i Florenzi, e tanti altri egregi marinari: ma i fautori risoluti della vela latina, e del motore libero, rifiutavano di mettersi alle boline ed alle raffiche. Oggimai le ausiliarie vele di punta, e le robuste pale della macchina, han fatto ragione alle domestiche tradizioni del nostri. Ma allora la militare marineria a vela, venuta dagli stranieri, e da loro stessi costruita, chiamava gente, linguaggio, e predominio straniero. Per ciò di questo tempo troviamo a Livorno lo Smith, e l'Acton: troviamo a Napoli il Fuencalada, il Dietrickstein, il Contor, l'Espluga; a Nizza l'Atckings, ed a Civitavecchia troviamo il Blacas, e il Polastron. Rispettabili cavalieri ambedue di grandi casate nei loro paesi, dove infino ai nostri giorni tra le maggiori grandezze realiste suona alto il nome del duca di Blacas.

Or prima di venire ai fatti di questi signori, ed alle navigazioni larghe delle quattro fregate, mi conviene cavar fuori ad uno ad uno i nomi degli altri ufficiali romani per non avere a ripetere troppo spesso lo specchio dei venti anni.

Sei capitani durante il periodo delle fregate mi vengon dai documenti, ed insieme otto tenenti, e dieci alfieri: i cui nomi per ordine di anzianità registro come segue a decoro della marina e delle nobili famiglie”:

o ARCHIVIO DELLE FINANZE cit., vol. V, n. 66: e vol. VI, n. 7o.

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SPECCHIO

DI STATO MAGGIORE DAL 1755 AL 1777

SULLE QUATTRO FREGATE

SAN PIETRO, SAN PAOLO, SAN CARLO, E SAN CLEMENTE.

- Capitani.

Cav. Pietro Blacas de Caros, provenzale ”.
Cav. Bernardo Polastron de la IIilière, guascone.
Cav. Giampaolo Borgia, di Velletri.
Cav. Pietro Mancinforte, d'Ancona.
Cav. Cesare Borgia, di Velletri.
Cav. Niccola Simonetti, di Jesi.

Tenenti.

Conte Giulio Mancinforte, d'Ancona.
Cav. Mariscotti, di Roma.
Cav. Giambattista Rocchi, di Jesi.
Cav. Vittorio Rocchi, di Jesi.
Signor Domenico Rocchi, di Civitavecchia.
Signor Giambattista Leti, di Spoleto.
Duca Giovanni Altemps, di Roma.
Cav. Ciogni.

Alfieri.

Giambattista Muti, di Roma.
Niccolò Bonaccorsi, di Recanati.
Alessandro Vidau, di Civitavecchia.

9 Per le notizie speciali di ciascuno vedi l'Indice generale in fine a questo volume.

Sigismondo Vidau, di Civitavecchia.
Leopoldo Forlini, di Civitavecchia.
Luigi della Torre, di Civitavecchia.
Alessandro Giustiniani, di Roma.
Giuseppe Viale, di Corsica.
Vincenzo Fiori, di Civitavecchia.
Pietro Buccelli, di Orvieto.

Capitano delle fanterie di sbarco, come egli stesso stampa nella sua storia, il marchese Antigono Frangipani, di Roma: le cui parole vogliono essere qui ripetute, perchè toccano il nostro speciale subbietto, e la sua propria persona o : « Per rendere più protetta la na«vigazione, e più sicuro il commercio (oltre alle galere) « si pensò nell'anno 1755 di mettere in corso d'inverno « due fregate, una di trenta pezzi e l'altra di ventiquat«tro, con nuovi ufficiali di marina, tra i quali l'Autore « con titolo di capitano di sbarco, come infatti il tutto « è seguito. »

Fin dal principio i Camerali formarono la pianta delle paghe e dei ruoli per loro governo successivo: e questa pianta, a richiesta del re di Sardegna, che voleva metter sù la guardia delle fregate nell'isola del nuovo dominio, all'esempio delle romane, scrissero in bella forma, e mandarono a Torino ”.

io FRANGIPANI, Storia di Civitavecchia, pag. 183.

ARCHIVIO DELLE FINANZE cit., VI, n. 7o, segg. Lettera di Carlo AEmmanuele VVV, data da Torino 3o novembre 176/. Risposta del Tesoriero, e Specchio riprodotto ed annesso.

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