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remo: trentaquattro cavalieri della casa di sua Eminenza, quattordici paggi col loro governatore, ventuno tra ufficiali e cappellani della legazione, dieci aiutanti di camera, e la turba di duecento quarantanove persone a doppia livrea, da viaggio e da città, nel servigio del Cardinale e degli altri signori. Il libro del Bianchini porta i nomi e gli uffici di tutta la gente, infino a noi; e la squadra del Ferretti gli mena tutti a Gaeta, dove si tratterranno quattro giorni, tanto che per gli avvisi di Napoli si sappia approntata ogni cosa all'ingresso solenne. Vado franco e compendioso nel racconto, perchè altrove più volte, massime nel libro delle comparse, ho largamente descritti i minuti particolari di simili viaggi: nè mi fa mestieri ripetere che, quanto aveavi di grande nelle scienze, nelle lettere, nelle arti, nella diplomazia, e nella nobiltà per l'Italia, tanto allora veniva all'intimo contatto della nostra squadra navale. Saluti dalle fortezze, feste nelle città, concorso alle chiese, visite ai palazzi, e gazzarre sul mare, massime all'incontro delle galere napolitane, condotte dal conte di Lemos. Il quale non contento alle triplici salve di artiglieria, si pose sottovento, apri il passo alla nostra squadra, salutò il Cardinale: e, sceso nella feluca, venne in persona da presso alla Capitana ed all'Eminenza Sua, dalla quale fu ritenuto a desinare. Nè per le feste, nè pel convito, ristette punto la navigazione: anzi, essendo vento favorevole e mare tranquillo, quasi ad un punto, levarono le mense e presero Miseno. Di là licenziatosi il Conte, prosegui per Napoli, ed il Legato volse a Pozzuolo, donde per la via di terra aveva a sfilare la cavalcata di costume. Nella Baja non era più a vedere acqua: ma soltanto pa. lischermi, feluche, navicelli d'ogni maniera, pieni di gente intorno alla Capitana: e questa pigiata a calca di cavalieri, di ambasciatori, di magistrati, di vescovi, concorsi da Napoli e dalle terre vicine; il nunzio Patrizi, il principe di Palestrina; le strade, le finestre, i tetti, pieni di curiosi; ed un perpetuo rimbombo delle voci e delle artiglierie “. Le feste dei popoli intorno alla squadra romana rispondevano alle recenti campagne gloriose della Morèa, la cui fama altamente echeggiava nell'animo di tutti i generosi, massime dei nostri meridionali, disposti dalla natura a sentire maggiore il beneficio, ed a secondare lo slancio di quelle imprese vènete e romane, d'onde erano lor malgrado ritratti dalla sospettosa turba degli stranieri padroni e pretendenti. Finalmente con cinquanta carrozze, tra le sue, le regie, e le particolari, partitosi da Pozzuolo, venne il Barberino al sobborgo di Chiaja nel palazzo del principe d'Ischitella: quindi alli ventinove di maggio esegui la commissione presso il re Filippo incontrandosi insieme dall'una e dall'altra parte due splendide cavalcate, e rivolgendosi appresso per le strade, alla Chiesa, ed alla Reggia. Dati e resi i saluti e gli auguri, Filippo, cui più calevano gli affari di Milano, prese congedo, e corse al Finale con le galere di Napoli, di Sicilia, di Toscana, e di Genova. Il Ferretti lo accompagnò fino all'Elba, intanto che il Cardinale compiva in Napoli altre visite: quindi levò da Pozzuolo la metà di famigliari, e li condusse a Nettuno. Poi colla feluca al ponte di Caligola presso Baja raccolse il legato Barberino, il nunzio Patrizi, l'arcivescovo Cantelmo; e governando di sua mano il timone, gli rimise a bordo sulla Capitana già pronta al ritorno. Salve, spari, inchini, congedi, e via per Gaeta.

15 ANToNIo BULIfoN, Relazione della venuta del card. Barberino a Napoli, come Legato straordinario a Filippo V, in-4. Napoli, 17o4. ANONIMo, Relazione della Legazione del cardinale Barberino a Filippo V, in-4. Napoli. BIBL. CASANAT. Miscell. in-4, vol. 99.

Rinfresca nella notte il Maestrale, e la squadra poggia a Procida. Passa due giorni a rifugio, aspetta il vento propizio, spiega le vele, e saluta da lungi Terracina, da lungi ad una ad una le torri del Circèo e delle Paludi; ed alli ventinove di giugno, sull'ora di vespero, avvolge gli ormeggi sulle colonne di Anzio. A, un batter d'occhio quattrocento passeggeri saltano in terra: e restano nel posto consueto lietissimi e grati alle ultime parole del Bianchini i marinari, « cui l'Eminenza Sua con generosa « mano manifestò il gradimento del loro buon servigio « prestatogli. »

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IV. – Non a caso era stato condotto primo prelato della legazione il Tournon : ma per metterlo nella grazia del giovane Monarca, e procacciargli favore intorno agli affari religiosi delle colonie lontane nell'India e nella Cina. Bollivano allora acerbe questioni tra i missionari dell'estremo Oriente intorno a certe costumanze dei neofiti, da alcuni in buona fede riputate innocenti; al contrario dagli altri per buon zelo proibite e notate di superstizione. I più celebri teologi scrivevano pro e contro: e le congregazioni romane, dagli uni e dagli altri sollecitate, decretavano osservazioni e provvedimenti sul luogo istesso per opera di tale personaggio, autorevole e indipendente, quale stimavasi Carlo Tommaso Maillard de Tournon torinese, e patriarca d'Antiochia. Nominato nunzio apostolico alla Cina, con potestà di legato straordinario, partissi da Roma, ed ebbe per sè e pe' suoi la scorta di due galere fino a Gibilterra ".

Andarono i due capitani, Rasponi e Malaspina, colle galere san Benedetto e sant'Antonio; distribuiti i mis

16 FATTINELLO FATTINELLI, Storia del cardinale di Tournon nella Cina. Mss. originale alla CASANATENSE, F. III. I.

sionari e i famigliari in numero eguale sull'uno e sull'altro navilio. Furono in Genova alli dieci di luglio: e tre giorni dopo in quel porto istesso sostennero fierissima tempesta di Maestrale, pioggia, vento, flutto, e lampi. Nella notte cadde la folgore sul san Benedetto. Colpi la punta dell'antenna maestra, corse per tutte le trinche, scese lunghesso l'albero, piombò nella sentina, e si disperse sotto al magazzino della polvere. Momento di spavento ai vicini e ai lontani 7. Momento di prova alla virtù del Tournon e de' suoi: i quali a preferenza di ogni altro tranquilli corsero in aiuto dei tramortiti, e di ogni uomo pericolante. A Marsiglia rinnovarono l'antenna, il cui consenso alla percossa della folgore appariva ogni di maggiore: e prima di essere a Gibilterra, trovarono a Salò, presso Tarragona, la nave genovese del capitano Lanfranco, che era stata noleggiata pel viaggio delle Indie. Dopo il trasbordo, le strette di mano, gli amplessi rispettosi, e qualche lacrima involontaria sul nobil volto del Tournon, parvesi manifesto al Fattinelli quanto doloroso schianto sentisse il Patriarca nel cuore alla separazione di quella gente cortese e prode, la cui compagnia eragli divenuta carissima: e. qual mesto presentimento gli balenasse alla mente intorno alle tristi vicende della sua missione, ed alla immatura morte che lo colse in Macao “. Vedi larghezza e importanza del più negletto argomento navale. Le due galere al ritorno rinforzarono il palamento con sessanta africani presi prigioni alla Foceverde dalle guardie della torre, coi paesani di Sermoneta e dei luoghi

17 GAzzETTA di Foligno, 17o2, luglio 28, e settembre 15.
P. A G., Medio evo, ecc. – v. Fulmine e Fuoco di Santelmo.

o BULL. RoM. vol. XII, 49, 249 – XVI, 235, 249.
BULL. BEN. XIV, pag. Io5, 391.

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vicini. La galeotta piratica, abbandonata dall'equipaggio, erasi traboccata nel mare.

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V. – Di ciò non curavano le flotte gallispane ed anglobatave, nè gli armatori delle quattro potenze; intesi, com'erano, alla successione altrui, ed agli interessi propri. Guerra lunga, vicende diverse: ma sempre a discapito nostro, e sempre a giubilo del Turco. Le armi ottomane si riforbivano non solo per rimettere al giogo la Grecia, ma anche per ghermirci Corfù, come vedremo nel quindici. Intanto proseguo a svolgere l'argomento mio, sublime od umile, come mi viene per ogni tempo. Crociere, convogli, legazioni, commerci, servigi, tempeste, combattimenti, conquiste, e sopra tutto esattezza di fatti e di cronologia. Preferisco la semplice bonarietà domestica alle spavalderie oltremarine e oltramontane.

Quando costoro, padroni e pretendenti, avevano abbandonato le coste della Sardegna alle rapine barbaresche, allora i Sardi imploravano l'ajuto dai Capitani romani e maltesi o. Nè gli uni nè gli altri avrebbero ardito andar soli: tanto prevaleva la ladronaja! Ma unitisi insieme di conserva, e girata attorno attorno tutta l'isola, quantunque senza combattimenti, sbrattarono il mare, costrinsero i pirati a rintanarsi nei covili dell'Africa; e dieron ragione ai Sardi, ed a tutti gli altri abitatori e naviganti del Tirreno, di lodarsi più delle otto galere uscite a soccorso da Civitavecchia, che non di cento vascelli venuti a sguazzare dal settentrione.

Al tempo stesso, per ogni caso di bisogno, il colonnello Cerruti rivedeva le fortificazioni della spiaggia, dei confini, e del porto o : e il municipio a sue spese e sui

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