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«Vedendosi allo stenteruolo un uomo con una ban«diera in mano, si pigli per segno di alcun disastro « quivi accaduto, ed il più vicino vada al soccorso. E se « non sarà inteso, si dichiari meglio con un tiro d'arti«glieria, et mostri un lume. « Di notte la Capitana porterà acceso un solo fanale, « e niuna galera sarà ardita accendere lume. Ma se la « Capitana accenderà tre fanali, ciascuna metta il suo «lume per riconoscersi a vicenda, e stare unite. « Se una galèa perda di vista le conserve, ne dia « segno battendo il fucile. E se ciò non basta faccia un « lampo con polvere di moschetto. « Due fanali messi dalla Capitana al luogo dello schifo, « sarà segno che essa vuole pigliare altro cammino, o « tornare addietro. « Scoprendosi di giorno vascelli sospetti, chi li scopre « metta una banderuola al calcese; et di notte vi met«terà tanti fanali, quanti sono i vascelli scoperti, co« prendo i lumi da quella parte. « Una bandiera alla penna, o un lume quivi stesso « di notte, significa il lavoro di rimburchio. « Navigandosi in alto, chi scopre terra di notte dia « segno con tre lumi, a poppa, a prua, allo schifo. « Bandiera bianca allo stenteruolo, significa doversi « dare il pane alla ciurma: bandiera rossa all'istesso « luogo pel vino. Bianca e rossa insieme, distribuzione « di vittuaglia abondante. « Due lampi di polvere nella notte dicono essersi tro«vati gli inimici: et allora tutte le galere s'accosteranno « alla Capitana. « All'aurora, se la Capitana metterà l'uomo alla penna « per la scoperta, tutte le galere facciano lo stesso. « I micci di notte siano sempre accesi, ma nascosti « per le camere, o dentro ai loro barili in coverta.

« Se una galera dà caccia, e la Capitana fa una fumata, e spara un pezzo, egli è segno di richiamarla addietro, e di lasciare la caccia.

« Bandiera nera al calcese della Capitana significa chiamata a consiglio di tutti i comandanti particolari: i quali, come l'avranno veduta, anderanno al consiglio,

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e meneranno appresso i loro piloti. « Di notte una lanterna alle sartie, sarà segno di pigliare altra diretione et mutare di cammino. «Se si vedranno quivi stesso due lanterne vuol dire crescere la forza di vela, e si facciano le gabbie. « Tre lanterne vogliono andare a secco, e mettersi « al traverso del vento. » Fra i segnali del Bichi nel 1667, trovo i seguenti, già da me pubblicati “:

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« Ordini e Segnali.

« Si navigherà conforme alle carte distribuite.
« Bandiera azzurra alla penna: segno di partenza.
« Lume al calcese di notte: segno di salpare.
« Bandiera dietro il fanale: segno di rimburchio.
« Di notte tempestosa ciascuno metta fuori il lume.
« La Capitana del Papa ne metterà due.
« Bandiera a mezza poppa: segno di navigare in fila,
l'uno dietro l'altro.
« Fanale al bandino destro, di notte: idem.
« La retroguardia si tenga larga.
«La vanguardia faccia scoperta, e dia i segni
« Bandiera rossa, trombe e tamburi: segno di bat-
taglia.
« Pennello bianco alla pertichetta: segno dell'acquata.

11 ORDINE dei segnali pubblicati dal cap. gen. Bichi addì 18 luglio 1667 nelle acque della Standia. P. A. G., Ausiliaria, 279.

a

« Pennello azzurro e giallo: acqua e legna. « Tre fanali: segno di fare il carro alla maestra. « Un fanale a prua: mettere il marabutto. « Uno alla quarnale: vela di maestra e di mezzana. a « Un rocchetto: far vela al trinchetto. « Due lumi alla quarnale: ammaina e voga. « Un tiro e due rocchetti: a secco di vela. « Un tiro solo: rendere il bordo. « Due lumi alle scalette: dar fondo. « Di vanguardia la Padrona di Malta, ed una delle sue. « Di retroguardia la Padrona di Sicilia, ed una delle sue. « L'ultima galea metta il fanale al trinchetto. « Niuno si lasci cadere tanto addietro che non sia alla vista degli ultimi legni. » Molti altri documenti potrebbero essere citati ad esempio, massime quelli dei Veneziani, che sempre mantennero grossi armamenti ed ordini nostrani, come furono scritti dal Mocenigo al principio del secolo XV, e pubblicati dallo Jal ”. Tornano simili ai precedenti, e le cose dette possono bastare. Ai nostri tempi ciascuna nazione ha il proprio libro dei segnali annesso alla cassa delle bandiere, e quivi l'indice alfabetico delle parole, e delle diverse maniere di rappresentarle. Alfabeto misterioso, che non deve esser mai conosciuto dal nemico. Oltracciò hannovi certi segnali comuni a tutti. Per esempio la bandiera nazionale annodata in derno chiede soccorso. La istessa sciolta al trinchetto chiama il piloto. Fra le nebbie chiuse tutti dànno il segno con la tromba, e col campanino a rintocchi. E nella notte tutti i naviganti a vapore, per non investirsi

o A. JAL, Archeologia navale, in-8. Parigi, 1844.

reciprocamente, mettono tre fanali in triangolo: di luce bianca alla coffa di trinchetto; di luce verde al tamburo destrale; e di luce rossa alla sinistra. E, nell'incontro, ciascuno deve piegare alla destra.

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III. – Nei due anni precedenti, mentre per le utili crociere della squadra prosperava il commercio alla marina, allora per le armi e pe' maneggi di Luigi XIV era stato condotto sul trono di Spagna il giovane rampollo borbonico, che si chiamò Filippo V. Il quale, volendo mantenersi gli acquistati domini, e confermare nella sua devozione i popoli delle Sicilie, era pur venuto in Italia alla testa dell'armata gallispana; e, sceso a Napoli, aveva preso possesso senza contrasto. E quantunque papa Clemente, fermo nel proposito della neutralità, non riconoscesse i diritti più tosto di lui che degli altri pretendenti, nè venisse a verun atto d'investitura verso alcuno; nondimeno, trattandosi di un Principe cosi vicino, credette convenirglisi il salutarlo per mezzo di un Legato straordinario, che dovesse attestargli insieme le due cose: affetto, e imparzialità.

Prescelto a tale ufficio il cardinale Carlo Barberini, principe romano, che ai pregi della grande casata univa il merito maggiore della propria virtù, papa Clemente gli die la Croce concistoriale, lo splendido corteggio, e la squadra delle galere per traghettarlo a Napoli, con viaggio breve e sicuro, senza l'intoppo dei belligeranti tra gli accampamenti ostili o. Dunque il Cardinale alli

13 LETTERA ad un amico in ragguaglio della Legazione del cardinale Carlo Barberini alla Maestà Cattolica del re Filippo V a nome del regnante romano pontefice Clemente XV, l'anno 7o2, in-4. Roma, 17o2. BIBL. CASANAT. M. XII, 27. – (Lettera scritta dal celebre M.r Francesco Bianchini, e poi ristampata così: « Descrizione della solenne Legazione ecc. per cura del com. P E. Visconti in Roma, tipografia delle Belle Arti, S58. »

quattordici d'aprile andò a Castel Gandolfo, e di là alli sedici scese al porto d'Anzio, dove era già pronto il Ferretti con la squadra. Io seguo i ragguagli del celebre monsignor Bianchini, storiografo della Legazione, ricorro alle prime sorgenti, e lascio da canto le nuove lustre arruffate, dove si confondono cose e persone, edite ed inedite, come ho detto altrove o.

Sia ben venuta, poichè la ritroviamo dopo tanti anni, la nostra Capitana alla testa della squadra, rifornita e racconcia, altrettale che nuova. Tutte le galere pavesate a festa, distese le banderuole ai filaretti, issati al calcese ed alla penna gli stendardi, i gagliardetti, le fiamme. Ai lati della Capitana le due feluche coperte da tendali di damasco cremisi, ed allo scalo i palischermi coperti da ricco tappeto.

SPECCHIO DELL'ARMAMENTO NEL I 7o 2. La Capitana – cav. Francesco Maria Ferretti di Ancona. Padrona S. Ben.° – cap. Silv. Rasponi, di Ravenna. Galèa S. Pietro – cap. Luigi Marcheselli, di Rimini. Galèa S. Antonio – cap. Rodolfo Malaspina, di Ascoli. Le due feluche.

Ricevuto a bordo il Cardinale con tutti gli onori militari, sfila il corteggio dal molo alle scalette di poppa: sei prelati maggiori, e tra essi lo storiografo Bianchini; e l'illustre de Tournon patriarca allora di Antiochia destinato nunzio alla Cina, come appresso specialmente di

o P. A. G., Marcantonio Colonna, pag. 257, nota 159: « Per la prima tolta pubblicata da Pietro Ercole Visconti » !! IDEM, Le due navi romane del Marmo Portuense, terza ediz. nella Rivista Marittima, pag. 5, nota 4. – Ausiliaria, pag. 2o7.

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